La Lettera di Gesù al re di Edessa e il Mandylion
La Lettera di Gesù indirizzata al re Abgar V di Edessa è un testo che fa parte della letteratura cristiana apocrifa (cioè non inclusa nel Canone biblico) ed è un elemento centrale di una popolare leggenda.
Contesto della Corrispondenza
Mittente: Gesù Cristo.
Destinatario
Abgar V Ukkama (il Nero), re o toparca di Edessa (attuale Urfa, Turchia), vissuto nel I secolo d.C.
La Lettera di Abgar
La leggenda inizia con una lettera inviata da Abgar a Gesù. Il re era afflitto da una malattia incurabile (tradizionalmente lebbra o gotta) e, avendo sentito parlare dei miracoli di Gesù, lo invitava nel suo regno per essere guarito e per sfuggire alle persecuzioni dei Giudei.
Il Contenuto della Lettera di Gesù
Gesù, secondo quanto riportato nella tradizione, rispose con una breve lettera al re Abgar.
Gesù declina l'invito, spiegando che deve prima compiere la sua missione nel luogo in cui è stato inviato.
Promette tuttavia che, dopo la sua Ascensione, invierà uno dei suoi discepoli.
Questo discepolo avrebbe guarito il re Abgar e portato la vita eterna a lui e ai suoi sudditi. Il discepolo in questione fu identificato con Taddeo di Edessa (noto anche come Addai).
La Leggenda del Mandylion
La narrazione della lettera è strettamente collegata alla leggenda del Mandylion (o Immagine di Edessa):
Abgar aveva inviato con la lettera anche un suo archivista, Anania, con l'incarico di ritrarre il volto di Gesù.
Non riuscendo a disegnare il volto a causa del suo "splendore," Gesù stesso, secondo la tradizione più tarda, si asciugò il volto con un telo (il Mandylion), lasciandovi impressa miracolosamente la sua immagine (detta acheropita, "non fatta da mano d'uomo").
Questa immagine sarebbe poi stata inviata ad Abgar insieme alla lettera.
4. Storicità e Fonte
Le due lettere (quella di Abgar e la risposta di Gesù) sono considerate apocrife e non autentiche dagli studiosi. Già nel 1441, Lorenzo Valla ne cercò di dimostrare la falsità.
La diffusione di questa corrispondenza e della leggenda è dovuta principalmente allo storico ecclesiastico Eusebio di Cesarea, che le riportò in greco nella sua opera Storia Ecclesiastica (all'inizio del IV secolo d.C.), affermando di averle trovate negli archivi di Edessa.
La leggenda è stata molto influente, in particolare nel cristianesimo orientale, e la lettera di Gesù è stata spesso usata come amuleto per la protezione della città di Edessa.
Fonti Siriache e Letteratura Apocrifa
La leggenda è nata nel mondo siriaco, dove Edessa era un centro cristiano molto importante.
Le lettere furono scritte originariamente in siriaco (probabilmente nel II secolo d.C.).
Dottrina di Addai (o Atti di Taddeo) Questa è un'altra fonte siriaca cruciale (probabilmente del III secolo d.C.). Essa narra in dettaglio la missione dell'apostolo Taddeo (in siriaco: Addai) a Edessa, l'adempimento della promessa fatta da Gesù nella lettera, la guarigione di Abgar e la conseguente conversione della città al cristianesimo.
Evoluzioni Tardo-Antiche e Medievali
La leggenda si è arricchita nel tempo, in particolare con la storia del Mandylion (l'immagine acheropita del volto di Cristo), che spesso viene presentata come inviata insieme o in alternativa alla lettera.
Esistono iscrizioni, databili al V secolo o prima, rinvenute in varie località (vicino a Edessa, in Anatolia e in Macedonia) che testimoniano la fama della corrispondenza e in particolare della presunta promessa di inespugnabilità per la città di Edessa contenuta nella lettera di Gesù.
Uso come Reliquia
La lettera stessa fu oggetto di un culto e veniva considerata un potente talismano o amuleto contro malattie e pericoli, con tracce del suo uso che si estendono fino al Medioevo e oltre.
Secondo le fonti storiche più antiche, il Mandylion (o Immagine di Edessa) fu usato per salvare la città dai Persiani Sasanidi.
L'episodio specifico risale al VI secolo.
L'episodio Storico Principale (Contro i Persiani)
La fama di oggetto miracoloso e protettore della città è legata all'episodio dell'assedio del 544 d.C.:
L'esercito persiano sotto la guida dello Shah Cosroe I.
Edessa era una città strategicamente importante, all'epoca sotto il controllo dell'Impero Romano d'Oriente (Bizantino), e fu assediata dai Persiani.
Secondo lo storico Evagrio Scolastico (VI secolo), l'immagine di Cristo fu esposta e utilizzata in un rito per combattere i Persiani. Quando i Persiani cercarono di bruciare le mura, l'immagine causò la propagazione di un fuoco miracoloso, costringendoli a ritirarsi e a togliere l'assedio. Questo evento consolidò la reputazione dell'immagine come "palladio" (protettore divino) della città.
Traslazione a Costantinopoli (944 d.C.): Nel X secolo, i Bizantini (che consideravano l'immagine vitale per la loro sicurezza) non la recuperarono con la forza, ma la ottennero attraverso un accordo diplomatico con l'emiro musulmano locale.
Il generale bizantino Giovanni Curcuas scambiò la reliquia per il rilascio di duecento prigionieri musulmani di alto rango e una consistente somma di denaro. Questo dimostra l'enorme valore che i Bizantini attribuivano all'immagine, anche se, in quel momento, essa era semplicemente detenuta dai Musulmani e non usata per una difesa miracolosa contro di loro.
Il destino del Mandylion di Edessa, dopo essere stato la reliquia più venerata dell'Impero Bizantino per secoli, è avvolto nel mistero storico, con la sua scomparsa che si verifica durante uno degli eventi più traumatici del Medioevo:
La Scomparsa a Costantinopoli (1204 d.C.)
Il Mandylion fu trasferito da Edessa a Costantinopoli nel 944 d.C., dove fu accolto con grande solennità e divenne un importante simbolo religioso e militare. Fu custodito nella cappella del palazzo di Blacherne o nel Gran Palazzo.
La Fine: La sua traccia storica certa svanisce nel 1204 d.C., durante la Quarta Crociata. Quando i Crociati occidentali saccheggiarono Costantinopoli, la città fu devastata e molte delle sue reliquie furono disperse, rubate o distrutte.
Lo storico e crociato Roberto di Clari, testimone oculare del sacco, scrisse di non sapere cosa fosse accaduto alla Sindone (il termine che usava per il telo sacro) quando la città fu presa. Da quel momento, il Mandylion originale è considerato disperso.
Le Ipotesi sul Destino
Esistono due ipotesi principali sulla sua sorte, oltre alla possibilità che sia semplicemente andato distrutto o irrimediabilmente perduto:
A. L'Ipotesi della Sindone di Torino
Questa è la teoria più dibattuta:
Molti studiosi, in particolare Ian Wilson, ipotizzano che il Mandylion sia in realtà la Sindone di Torino.
Per oltre un millennio, il Mandylion era descritto come un telo che mostrava solo il volto (da qui il nome, Mandylion che significa "piccolo panno" o "fazzoletto"). L'ipotesi suggerisce che la Sindone fosse stata conservata ripiegata otto volte (tetradiplon in greco), in modo da mostrare solo il volto impresso, finché non fu srotolata dopo la sua scomparsa da Costantinopoli, riemergendo in Europa come un telo funebre completo nel XIV secolo.
Controversia
Questa ipotesi è controversa. Molti storici ribattono che le descrizioni del Mandylion in epoca bizantina lo ritraevano come un volto di Cristo vivo (con gli occhi aperti) e in buone condizioni, molto diverso dal volto sofferente e morto impresso sulla Sindone. Inoltre, le analisi al Carbonio-14 sulla Sindone l'hanno datata al periodo medievale (sebbene tale datazione sia a sua volta oggetto di dibattito).
B. La Nascita di Altri "Mandylion"
Dopo il 1204, diverse località in Europa rivendicarono il possesso del vero Mandylion o di sue copie.
Nonostante le varie ipotesi attribuite al telo, ad oggi, il destino dell'originale Mandylion di Edessa trasferito a Costantinopoli nel 944 resta un mistero irrisolto.
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