Giacomo fratello del Signore

Pubblicato il 16 ottobre 2025 alle ore 21:04

Nel Vangelo e nella tradizione cristiana, la figura denominata "Giacomo, fratello del Signore" si riferisce a Giacomo il Giusto (o Iusto).

​Le informazioni a riguardo indicano che:
​È chiamato esplicitamente "il fratello del Signore" da Paolo (Galati 1:19) ed è menzionato nei Vangeli insieme ad altri fratelli e sorelle di Gesù (Marco 6:3; Matteo 13:55-56).
​È stato una figura di spicco e leader della Chiesa di Gerusalemme dopo la morte di Gesù (Atti degli Apostoli 12:17; 15:13; 21:18).

​Gli è attribuita la paternità della Lettera di Giacomo del Nuovo Testamento.
​Inizialmente, i "fratelli" di Gesù non credevano in lui (Giovanni 7:1-9), ma la sua fede cambiò dopo la risurrezione (1 Corinzi 15:3-9).

​La sua identificazione con l'apostolo Giacomo il Minore (figlio di Alfeo) è oggetto di dibattito:
​La Chiesa cattolica tende a identificarli.
​Biblisti protestanti, la Chiesa ortodossa e alcuni cattolici li distinguono.
​Secondo lo storico ebreo Giuseppe Flavio, fu fatto uccidere dal sommo sacerdote Anano nel 62 d.C.

Eusebio di Cesarea, nella sua opera fondamentale, la Storia Ecclesiastica, dedica ampio spazio a Giacomo il Giusto (il "fratello del Signore"), riconoscendone l'importanza cruciale nella Chiesa primitiva.

​Eusebio fornisce le seguenti informazioni su Giacomo, attingendo anche a fonti che oggi sono perdute, come gli scritti di Egesippo e Giuseppe Flavio:

​1. Il suo Ruolo e la sua Santità
​Primo Vescovo di Gerusalemme: Eusebio afferma chiaramente che Giacomo fu scelto per essere il primo vescovo (capo) della Chiesa di Gerusalemme dopo l'ascensione di Gesù. Questa nomina è attribuita non a una contesa, ma a una decisione presa da Pietro, Giacomo (il Maggiore) e Giovanni.

​Soprannome di "Giusto": Sottolinea che Giacomo era chiamato "il Giusto" (dikaios) per la sua estrema rettitudine e devozione. Inoltre, godeva di un particolare prestigio e si dice che avesse accesso al Tempio di Gerusalemme in modo privilegiato.
​Era noto per la sua pietà e per le sue osservanze giudaiche, tanto da essere soprannominato "il Giusto". Si narra che fosse l'unico a cui era permesso entrare nel Santo dei Santi (il luogo più sacro del Tempio).

​Stile di Vita
Descrive il suo rigore ascetico e la sua pietà, affermando che aveva l'abitudine di pregare così tanto nel Tempio che le sue ginocchia erano diventate dure come quelle di un cammello.

​2. Il suo Martirio
​Eusebio fornisce un resoconto dettagliato (attribuito a Egesippo, un autore cristiano del II secolo) della morte di Giacomo, avvenuta intorno al 62 d.C.

​La Causa
I capi dei Giudei, in particolare gli scribi e i Farisei, preoccupati della grande influenza che Giacomo stava acquisendo sul popolo a causa della sua testimonianza su Cristo, decisero di eliminarlo.

​La Richiesta di Rinnegare Cristo
Lo costrinsero a salire sulla sommità del Tempio (il pinnacolo) per parlare alla folla riunita per la Pasqua, chiedendogli di "dissuadere" il popolo dal credere in Gesù come Messia.

​La Confessione
Invece di rinnegare, Giacomo confessò ad alta voce che Gesù era il Figlio dell'Uomo e che sarebbe tornato sulle nubi.

​L'Uccisione
Furibondi, gli scribi e i Farisei lo gettarono giù dal pinnacolo. Non essendo morto sul colpo, fu poi finito a bastonate da un uomo che usò il bastone di un follone (usato per battere i panni).

​Conseguenza del Martirio
Eusebio riporta, citando lo storico ebreo Giuseppe Flavio (che era una fonte non cristiana), che la successiva distruzione di Gerusalemme da parte dei Romani (70 d.C.) fu considerata una vendetta divina per l'ingiusta uccisione di Giacomo.

​3. L'Epistola di Giacomo
​Eusebio menziona anche l'Epistola di Giacomo ma, in linea con il dibattito esistente all'epoca, riporta che:
​L'Epistola è attribuita a Giacomo, il fratello del Signore.
​Non era universalmente accettata in tutte le chiese (era tra gli antilegomena, cioè scritti di cui si discuteva l'autenticità).
​Ciononostante, era già letta in un "gran numero di chiese".
​Eusebio è la fonte principale che collega Giacomo il Giusto, "fratello del Signore," al ruolo di capo indiscusso della Chiesa di Gerusalemme e al suo martirio.


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