Distruzione di Gerusalemme

Pubblicato il 18 ottobre 2025 alle ore 21:05

Le profezie di Gesù riguardo alla distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. sono riportate principalmente nei Vangeli Sinottici (Matteo 24, Marco 13 e Luca 21), spesso chiamate il "discorso escatologico" o "apocalisse sinottica".


​Distruzione del Tempio
La previsione più specifica riguarda la distruzione completa del Tempio di Gerusalemme.
​Matteo 24:2; Marco 13:2; Luca 21:6: "Non resterà qui pietra su pietra che non sarà diroccata." (Questo si è avverato quando l'esercito romano, guidato da Tito, distrusse Gerusalemme e il Tempio nel 70 d.C.)

​Segni Precedenti
Gesù predisse eventi che sarebbero accaduti prima della catastrofe:
​Guerre, carestie, terremoti in vari luoghi, ma specificando che questi sarebbero stati solo "il principio dei dolori" (Matteo 24:6-8).
​Falsi profeti e falsi cristi (Matteo 24:11, 23-24).
​Persecuzioni dei suoi discepoli (Marco 13:9-13).

​L'Assedio e la Caduta
Gesù diede anche indicazioni chiare sul momento imminente della distruzione e su come i discepoli avrebbero dovuto agire:
​Luca 21:20-21: "Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua desolazione è vicina. Allora quelli che sono in Giudea fuggano sui monti..." (Questo è spesso interpretato come un avvertimento diretto per fuggire dalla città all'arrivo dell'esercito romano.)
​Matteo 24:15: Il riferimento all'"abominio della desolazione" (citando il profeta Daniele) nel "luogo santo" è interpretato da molti come un riferimento al posizionamento degli stendardi militari romani o all'azione profanatrice all'interno del Tempio o delle mura di Gerusalemme.


​Luca 21:24: Prediceva che gli abitanti sarebbero caduti "a fil di spada" e sarebbero stati condotti prigionieri in tutte le nazioni, e che "Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti."
​Il compimento di queste profezie nel 70 d.C. è considerato uno degli eventi storici più significativi a sostegno dell'attendibilità delle parole di Gesù.

Sia Giuseppe Flavio (nella sua opera La guerra giudaica) che Eusebio di Cesarea (nella sua Storia Ecclesiastica) fanno riferimento agli orrori avvenuti a Gerusalemme durante l'assedio romano del 70 d.C., in gran parte basandosi sul racconto di Giuseppe Flavio, che fu testimone oculare e generale ebreo passato dalla parte dei Romani.

​I contesti più citati e agghiaccianti includono:
​1. Il Cannibalismo (Riferimento chiave di Giuseppe Flavio)
​Il contesto più noto e orribile citato da Giuseppe Flavio è l'episodio di cannibalismo avvenuto a causa della fame atroce che decimò la popolazione intrappolata nella città assediata.

​Contesto dell'episodio
Con l'assedio in corso, i Romani avevano bloccato ogni via di rifornimento. La situazione all'interno delle mura era aggravata dalle continue e sanguinose lotte intestine tra le diverse fazioni ribelli (Zeloti, Sicarî, ecc.), che confiscavano i viveri rimasti, torturando e uccidendo i cittadini. La fame divenne così insopportabile da spingere le persone a mangiare tutto ciò che era disponibile, inclusi fieno, cuoio e feci.

​L'episodio specifico
Giuseppe Flavio racconta il caso di una donna benestante di nome Maria, figlia di Eleazar, che, spinta dalla fame e dalla disperazione dopo che i saccheggiatori le avevano rubato tutti i suoi averi, uccise e cucinò suo figlio lattante. Ne mangiò una parte e conservò il resto. Quando i ribelli, attirati dall'odore, irruppero nella sua casa, essa offrì loro i resti del pasto, suscitando orrore persino tra i soldati più crudeli.

​2. Massacri Interni e Disperazione (Giuseppe Flavio ed Eusebio)
​Entrambi gli storici sottolineano che le sofferenze non vennero solo dai Romani, ma furono anche autoinflitte.

​Massacri delle Fazioni
Giuseppe Flavio descrive come le fazioni ebraiche rivali (principalmente guidate da Giovanni di Giscala e Simone bar Giora) combattevano tra loro con ferocia all'interno delle mura della città e persino nel Tempio, mentre i Romani assediavano dall'esterno. Questi combattimenti interni provocarono la morte di migliaia di persone e la distruzione delle riserve alimentari. Egli riteneva che i "rivoluzionari" (ribelli) fossero i veri colpevoli della distruzione della città.

​Persecuzione dei Cristiani (Contesto di Eusebio): Eusebio, nel suo ruolo di storico della Chiesa, si concentra sul destino della comunità cristiana di Gerusalemme. Egli cita un resoconto (che si collega alle profezie di Gesù) secondo cui i cristiani, memori delle parole di Gesù, fuggirono da Gerusalemme prima che l'assedio si stringesse, rifugiandosi nella città di Pella in Perea, sfuggendo così agli orrori che seguirono. Questa fuga è vista da Eusebio come la conferma della saggezza e della veridicità delle profezie di Gesù.

​Crocefissioni Romane
Giuseppe Flavio documenta la brutalità romana contro i tentativi di fuga. I Romani crocefissero un numero così elevato di prigionieri fuggiti che, secondo le sue parole, "non c'era spazio per le croci né croci per i corpi" (un'iperbole per sottolineare l'enormità del massacro).

​3. L'Adempimento della Profezia (Contesto di Eusebio)
​Eusebio usa gli orrori storici, in particolare la distruzione del Tempio e il destino del popolo ebraico, come prova del compimento delle profezie bibliche, in particolare quelle di Gesù.

​Distruzione del Tempio
Egli riprende il racconto della distruzione del Tempio, confermando l'adempimento letterale della profezia di Gesù secondo cui non sarebbe rimasta "pietra su pietra" (Matteo 24:2). La distruzione della città e del suo centro religioso è presentata come un giudizio divino per i peccati del popolo ebraico, in particolare per la condanna di Gesù.

​La fuga dei cristiani di Gerusalemme è storicamente interpretata come l'adempimento delle profezie di Gesù.
​ Secondo Eusebio di Cesarea, la comunità cristiana di Gerusalemme riconobbe nel primo assedio o nell'accerchiamento romano il "segno" predetto. Eusebio afferma che i fedeli furono avvertiti da una rivelazione o oracolo divino (un avvertimento profetico) di lasciare la città prima che l'assedio si stringesse definitivamente.

​La Salvezza della Chiesa di Gerusalemme
La destinazione della loro fuga fu la città di Pella, situata nella regione della Decapoli, al di là del Giordano.
​La tempistica è fondamentale: la comunità fuggì prima dell'arrivo finale e devastante delle forze di Tito (67-70 d.C.). Questo avvenne durante la breve pausa tra la prima fase della rivolta e l'inizio dell'assedio romano vero e proprio.
​Fuggendo, la Chiesa di Gerusalemme (composta principalmente da Giudeo-Cristiani) si salvò dagli orrori della guerra, della fame e del massacro che colpirono la città e i suoi abitanti negli anni 67-70 d.C.

Eusebio di Cesarea (nella sua Storia Ecclesiastica, principalmente nel Libro III, capitoli 7-8) parla di vari segni, prodigi e visioni terrificanti che si verificarono a Gerusalemme e nel Tempio prima della distruzione del 70 d.C., considerandoli cattivi auspici e premonizioni della catastrofe imminente.
​Egli attinge ampiamente dai resoconti di Giuseppe Flavio (La guerra giudaica), il quale era un testimone oculare.

​Prodigi nel Tempio e nella Città
​Luce notturna sul Tempio
Un anno prima dell'inizio della guerra, il cielo notturno si illuminò sopra l'altare e il Santuario, apparendo così luminoso da sembrare giorno. I sacerdoti lo interpretarono come un segno di buon auspicio, ma fu poi visto come un presagio di sventura.

​Apertura della Porta Orientale
La grande e pesantissima porta orientale del Tempio (la Porta Nicanore), che era chiusa da sbarre di ferro e richiedeva molti uomini per essere mossa, si aprì da sola a mezzanotte. I sacerdoti si affrettarono a richiuderla, ma l'evento fu visto come un segno che Dio aveva abbandonato il Tempio.

​Voci Mistiche
Poco prima della guerra, durante la festa di Pentecoste, i sacerdoti riferirono di aver sentito un grande rumore, un frastuono, seguito dalle voci provenienti dall'interno del Santo dei Santi che dicevano: "Ce ne andiamo di qui!" Questo fu interpretato come un segno che la presenza divina aveva abbandonato il Tempio, lasciandolo in balia dei nemici.

​Carri e Soldati nel Cielo
Il fenomeno più spettacolare fu l'apparizione, prima del tramonto, di carri e schiere di soldati in armatura che correvano tra le nuvole e circondavano le città.

​Il Segno della Stella e della Cometa
​Apparve sopra la città una stella simile a una spada e una cometa che rimase visibile per un anno intero. Questi fenomeni celesti erano universalmente considerati segni di giudizio e calamità imminente.

​La Voce di Gesù, Figlio di Anano
​Quattro anni prima della guerra, un certo Gesù, figlio di Anano, un uomo semplice, iniziò a gridare continuamente in città e nel Tempio: "Una voce dall'Oriente, una voce dall'Occidente, una voce dai quattro venti, una voce contro Gerusalemme e il Tempio, una voce contro gli sposi e le spose, una voce contro tutto il popolo!"
​Fu imprigionato, flagellato dai magistrati e rilasciato come pazzo, ma non smise mai di gridare il suo lamento fino a quando non fu ucciso da un proiettile scagliato da una macchina da guerra durante l'assedio.

​Eusebio, nel citare questi prodigi dal resoconto di Giuseppe Flavio, li utilizza per dimostrare che, prima della sua distruzione, Dio aveva fornito numerosi avvertimenti soprannaturali alla città, adempiendo le profezie di Gesù e giustificando il giudizio che si abbatté su Gerusalemme.

La profezia di Gesù sulla distruzione di Gerusalemme e del Tempio nel 70 d.C. non fu vista solo come la predizione di un evento locale, ma come un monito cruciale che prefigurava la fine di un'era e la nascita di un nuovo "mondo" religioso.

​Ecco perché questa profezia aveva un significato così potente per la prima comunità cristiana:

​1. La Fine del Sistema Giudaico
​La caduta di Gerusalemme fu interpretata come la fine simbolica e fisica del sistema giudaico basato sul Tempio e sui sacrifici.

​Il Tempio come Centro
Per secoli, il Tempio di Gerusalemme era stato l'unico luogo di culto legittimo, il cuore della fede ebraica. Gesù, profetizzando che non sarebbe rimasta "pietra su pietra," preannunciò la fine di quel sistema sacerdotale e sacrificale.

​Adempimento della Legge
Per i cristiani, ciò significava che l'Antica Alleanza e la sua necessità di sacrifici erano state sostituite dal sacrificio definitivo di Cristo. Il Tempio fisico non era più necessario, poiché la presenza di Dio risiedeva ora nella comunità dei credenti, la Chiesa (il "tempio spirituale").

​2. Validazione di Gesù come Profeta e Messia
​L'adempimento letterale e drammatico della profezia servì a convalidare l'autorità divina di Gesù agli occhi dei suoi discepoli.

​Profezia e Credibilità
La precisione dei dettagli (fuga sui monti, assedio romano, la distruzione totale) confermò che Gesù non era solo un maestro, ma un profeta inviato da Dio la cui parola era infallibile.

​Superamento del Giudaismo
La distruzione fu vista come il giudizio divino sul sistema che aveva rifiutato il Messia.

​La Nascita del Mondo Cristiano
​La catastrofe del 70 d.C. segnò il punto di svolta che separò definitivamente il cristianesimo dal giudaismo.

​Fuga e Identità
Fuggendo a Pella, i giudeo-cristiani dimostrarono di aver dato priorità all'avvertimento di Cristo rispetto all'identità nazionale e alla difesa del Tempio. Questo rafforzò la loro identità come comunità distinta e universale, non più legata esclusivamente a Gerusalemme.

​La Nuova Età
L'era del Tempio e dell'etnocentrismo giudaico era finita; iniziava l'era della Chiesa universale (ecclesia), aperta a tutte le genti ("tempi dei pagani" menzionati in Luca 21:24).


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