Papia e i Vangeli di Marco e Matteo

Pubblicato il 28 ottobre 2025 alle ore 16:27

Eusebio di Cesarea (nella sua opera Storia Ecclesiastica) cita ampiamente Papia, vescovo e Padre della Chiesa, come una delle sue fonti.

​Vescovo e Padre della Chiesa
Papia di Ierapoli (circa 70 - dopo il 130 d.C.).
Fu vescovo di Ierapoli in Frigia (nell'attuale Turchia).


L'opera di Papia, intitolata "Esposizione degli Oracoli del Signore" (Logíōn Kuriakōn Exēgēsis), era composta da cinque libri, ma è andata perduta. Il suo contenuto ci è noto solo grazie a circa 26 frammenti che sono stati conservati e citati da autori successivi, in particolare Eusebio di Cesarea e Irenèo di Lione.
​Il titolo stesso suggerisce che si trattava di un'opera di esegesi (interpretazione) sui detti e gli atti del Signore.

​I frammenti superstiti rivelano che Papia si concentrò su:

​1. Le Origini dei Vangeli (La testimonianza più importante)
​I frammenti più celebri e storicamente rilevanti riguardano le circostanze della composizione dei Vangeli di Marco e Matteo.

​Vangelo di Marco
Papia riporta la tradizione di un "presbitero" (probabilmente Giovanni il Presbitero) secondo cui Marco, divenuto interprete di Pietro, scrisse con accuratezza tutto ciò che ricordava della predicazione dell'Apostolo, ma non in ordine cronologico.

​Vangelo di Matteo
Riferisce che Matteo "ordinò i detti del Signore (gli oracoli) nella lingua ebraica," e che ognuno li traduceva come poteva. Questa è una testimonianza cruciale sulla possibile origine ebraica/aramaica di una parte del Vangelo di Matteo.

​2. La Preferenza per la Tradizione Orale
​Papia spiega chiaramente la sua metodologia, affermando di aver preferito raccogliere testimonianze di prima mano.
​Egli si rivolgeva a coloro che erano stati discepoli di persone che avevano seguito gli Apostoli (come i discepoli di Giovanni il Presbitero e di Filippo), dichiarando: "Non pensavo che le cose che potevano venire dai libri mi avrebbero giovato tanto quanto quelle che venivano da una voce viva e duratura."

​3. Dottrina Millenaristica (Chiliasmo)
​Papia fu uno dei primi sostenitori del chiliasmo (o millenarismo), la dottrina che crede in un regno letterale e terrestre di Cristo per mille anni prima della fine del mondo.
​I suoi resoconti su questo regno sono molto materiali: ad esempio, descrive un periodo di straordinaria fertilità, con vigne che produrranno un numero enorme di grappoli e acini. Eusebio, tuttavia, criticò aspramente Papia per questa visione, definendolo un uomo "di intelligenza molto limitata" che aveva frainteso le parole apostoliche.

​4. Aneddoti e Tradizioni Aggiuntive

​La Morte di Giuda
Papia fornisce una versione alternativa e molto dettagliata, sebbene raccapricciante, della morte di Giuda Iscariota, che si differenzia dai brevi accenni presenti negli Atti degli Apostoli e nel Vangelo di Matteo.

​Miracoli
Riferisce storie di persone che erano state resuscitate da Cristo e che, secondo Papia, erano vissute fino al tempo dell'imperatore Adriano.

​Racconto della donna accusata Inserì nel suo testo un racconto riguardante una donna accusata di peccati, un aneddoto che si trovava anche nel Vangelo degli Ebrei.

Le citazioni di Papia, in particolare quelle riportate da Eusebio di Cesarea, sono fondamentali per la questione del "doppio Giovanni" (due personaggi con lo stesso nome a Efeso) nel cristianesimo primitivo.

​Papia, nella prefazione della sua opera (Esposizione degli Oracoli del Signore), stabilisce una distinzione chiara tra due persone di nome Giovanni, entrambe figure autorevoli per la sua ricerca della tradizione orale.

​1. Giovanni (l'Apostolo)
​Papia menziona "Giovanni" una prima volta, includendolo nell'elenco degli Apostoli e dei discepoli diretti del Signore. Egli era alla ricerca degli insegnamenti di:
​«Quello che Andrea, o Pietro, o Filippo, o Tommaso, o Giacomo, o Giovanni, o Matteo, o qualunque altro dei discepoli del Signore avessero detto...»
​Questa è la menzione di Giovanni, l'Apostolo (il figlio di Zebedeo, tradizionalmente identificato con il discepolo amato).

​2. Giovanni il Presbitero (o Anziano)
​Subito dopo, Papia continua la sua lista, ma si concentra su figure che erano discepoli della generazione successiva, persone che lui aveva potuto conoscere personalmente:
​«...e quello che dissero Aristione e Giovanni il Presbitero [o l'Anziano], discepoli del Signore.»

​La distinzione e la sua importanza
​Papia: Per Papia, questi due nomi (Giovanni e Giovanni il Presbitero) erano figure distinte, entrambe importanti fonti di tradizione per la sua opera, ma appartenenti a due generazioni diverse. Aristione e Giovanni il Presbitero erano i suoi "anziani" (presbiteri) che gli avevano trasmesso la tradizione orale.

​Eusebio
Fu Eusebio di Cesarea a evidenziare questa distinzione. Interpretò il testo di Papia come la prova dell'esistenza di due personaggi di nome Giovanni:
​Giovanni l'Apostolo: (il figlio di Zebedeo).
​Giovanni il Presbitero: (un anziano di Efeso che non era uno dei Dodici).
​Conseguenze Teologiche e Storiche
La distinzione fatta da Papia, e poi sottolineata da Eusebio, è diventata cruciale nella critica biblica. Alcuni studiosi la usano per suggerire che il Vangelo di Giovanni potrebbe risalire alla tradizione dell'Apostolo, ma essere stato redatto da Giovanni il Presbitero o dalla sua scuola. Inoltre, Eusebio stesso attribuì l'Apocalisse di Giovanni (o Libro della Rivelazione) a Giovanni il Presbitero, piuttosto che all'Apostolo, a causa delle differenze stilistiche che percepiva.

Papia di Ierapoli fornisce un'autenticità cruciale, nota come testimonianza esterna più antica, riguardo all'origine e all'attribuzione dei Vangeli di Marco e Matteo.
​La sua opera, sebbene perduta e nota solo tramite frammenti, ha un valore storico inestimabile perché risale a un periodo (circa 110-130 d.C.) molto vicino alla composizione dei Vangeli stessi e della generazione apostolica.

​Punti Chiave di Autenticità Dimostrati da Papia
​Papia dimostra principalmente l'autenticità e l'autorevolezza dei Vangeli Sinottici, collegandoli direttamente a figure della prima generazione cristiana:

​1. Autenticità del Vangelo di Marco
​Papia è la fonte primaria che stabilisce il legame tra il Vangelo di Marco e l'apostolo Pietro. Egli riporta la tradizione che:
​Marco fu l'interprete (hermeneutés) di Pietro.
​Scrisse con accuratezza i detti e le azioni di Gesù come le ricordava dalla predicazione di Pietro, preoccupandosi di "non tralasciare alcunché di ciò che aveva udito e di non riferire nulla di falso."
​Tuttavia, Papia afferma che Marco scrisse le cose non in ordine (taxis), riflettendo la natura della predicazione (catechesi) di Pietro adattata alle necessità contingenti, piuttosto che una narrazione cronologica.
​Questa testimonianza corrobora l'attribuzione tradizionale del Vangelo a Marco, un collaboratore di un apostolo diretto.

​2. Autenticità del Vangelo di Matteo
​Riguardo al Vangelo di Matteo, Papia fornisce un'informazione essenziale, sebbene dibattuta:
​Matteo (l'apostolo) "ordinò i detti del Signore (Logia) nella lingua ebraica" (o aramaica).
​Questa affermazione è considerata una prova precoce che il Vangelo di Matteo fu composto da un apostolo e che si basò su un originale in lingua semitica, o almeno su una raccolta di detti di Gesù (i Logia).

​3. Valore della Tradizione Orale
​Papia attesta l'autenticità non solo dei testi scritti, ma anche della tradizione orale vivente nel II secolo. Egli preferiva interpellare gli "Anziani" (Presbiteri) che avevano conosciuto i discepoli degli Apostoli, poiché considerava la "voce viva" più attendibile delle fonti scritte del suo tempo.

​L'autenticità che Papia dimostra è di tipo apostolico-tradizionale, confermando che i Vangeli di Marco e Matteo derivano, tramite i loro autori, direttamente dalla testimonianza oculare della prima generazione cristiana (Pietro e Matteo).


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