Chiesa di Gerusalemme

Pubblicato il 31 ottobre 2025 alle ore 20:02

La storia della Chiesa di Gerusalemme nei primi secoli è fondamentale per comprendere le origini del Cristianesimo:

​I secolo (Chiesa Madre)

​Nascita e Primi Sviluppi
La storia della Chiesa inizia convenzionalmente a Gerusalemme con la discesa dello Spirito Santo a Pentecoste (circa 30 d.C.) e la predicazione degli apostoli. La prima comunità cristiana, composta da ebrei convertiti, si radunò attorno agli Apostoli ed era caratterizzata da una forte vita comunitaria (condivisione dei beni) e dalla frequentazione del Tempio (Atti degli Apostoli 2,42; 4,32).

​Leadership
Il capo della comunità era Giacomo il Giusto ("fratello del Signore"), considerato il primo vescovo di Gerusalemme. Gli apostoli erano affiancati da un gruppo di presbiteri (anziani).

​Persecuzioni e Dispersione
La comunità subì le persecuzioni da parte delle autorità giudaiche, che portarono al martirio di Stefano e poi di Giacomo, figlio di Zebedeo (fratello di Giovanni), e infine di Giacomo il Giusto (nel 62 d.C.). A seguito della prima persecuzione, molti cristiani si dispersero, iniziando a predicare il Vangelo fuori Gerusalemme.

​Concilio di Gerusalemme (circa 49 d.C.)
Fu un momento cruciale per decidere se i convertiti dal paganesimo dovessero seguire la legge ebraica (come la circoncisione). Si stabilì che non fosse necessario, aprendo di fatto il Cristianesimo ai Gentili.

​Fuga a Pella (Prima Guerra Giudaica)
Prima della distruzione di Gerusalemme da parte delle truppe romane di Tito nel 70 d.C. (a seguito della Grande Rivolta Giudaica), una parte della comunità cristiana, secondo la tradizione, emigrò a Pella, in Perea, seguendo un "vaticinio" ricevuto. La distruzione del Tempio fu un evento traumatico che segnò la fine dell'ebraismo del Tempio e l'inizio di una nuova fase per la Chiesa di Gerusalemme.

​II Secolo e oltre

​Comunità Giudeo-Cristiana
La Chiesa di Gerusalemme, inizialmente composta esclusivamente da Giudeo-cristiani (ebrei convertiti, detti anche Nazarei), mantenne la sua fisionomia primitiva per un certo tempo.

​Rifondazione e Vescovi Gentili
A seguito della Seconda Rivolta Giudaica (Rivolta di Bar Kokhba) e della distruzione finale di Gerusalemme da parte dell'imperatore Adriano nel 135 d.C., la città fu rifondata come colonia romana col nome di Aelia Capitolina ed agli ebrei fu vietato l'accesso. La sede vescovile passò a vescovi di stirpe Gentile (non ebrea), il primo dei quali fu Marco. Questo segnò una rottura con la tradizione giudeo-cristiana dei primi 15 vescovi.

​Sviluppo post-Nicea (IV secolo)

Dopo il Concilio di Nicea (325 d.C.), e grazie all'opera di Costantino e di sua madre Elena, iniziarono a sorgere chiese e basiliche sui luoghi simbolo della vita di Gesù, come la Basilica del Santo Sepolcro (o dell'Anastasis - Resurrezione). Questo periodo vide Gerusalemme riacquistare importanza come meta di pellegrinaggio e centro liturgico.

I primi 15 vescovi di Gerusalemme sono figure di grande importanza nella storia del Cristianesimo, noti per essere stati tutti di origine giudeo-cristiana (ovvero provenienti dalla circoncisione, ebrei convertiti al Cristianesimo).
​Il loro episcopato si estende dal tempo degli Apostoli fino alla fondazione romana di Aelia Capitolina (Gerusalemme) dopo la Rivolta di Bar Kokhba, nel 135 d.C., quando fu loro vietato di risiedere in città e la sede passò a vescovi di origine pagana (Gentili).
​La lista completa dei primi 15 vescovi, secondo la testimonianza di Eusebio di Cesarea nella sua Storia Ecclesiastica (Libro IV, capitolo 5,3-4), è la seguente, sebbene le date esatte di alcuni siano incerte:
​San Giacomo il Giusto (o Giacomo il Minore, "fratello del Signore") (\dagger 62)
​San Simeone I (o Simone, figlio di Cleopa) (62 – \dagger 107)
​Giusto I (107 – \dagger 113)
​San Zaccheo (o Zaccheo I) (113 – \dagger c. 116)
​Tobia
​Beniamino
​Giovanni I
​San Mattia (\dagger c. 120)
​Filippo (\dagger c. 124)
​Seneca
​Giusto II
​Levi
​San Efrem I (o Efraim)
​Giuseppe I
​Giuda (\dagger c. 135)
​Dopo Giuda, con l'espulsione dei giudei e giudeo-cristiani da Aelia Capitolina (l'ex Gerusalemme), la sede episcopale fu occupata da San Marco I, il primo vescovo di origine gentile.

​La rottura della discendenza dei vescovi giudeo-cristiani avvenne in modo definitivo in seguito alla Seconda Rivolta Giudaica (132-135 d.C.) e alla sua repressione.
​L'imperatore Adriano rase al suolo l'antica Gerusalemme e vi fece erigere una nuova colonia romana chiamata Aelia Capitolina.
​Come misura punitiva, Adriano emanò un decreto che proibiva l'ingresso nella città a tutti gli ebrei, inclusi i giudeo-cristiani. Di conseguenza, la comunità cristiana dovette eleggere un vescovo proveniente dai Gentili (pagani convertiti) per poter continuare a risiedere e operare nella nuova città.
​Il primo vescovo non ebreo fu Marco, segnando così la fine della "Chiesa Madre" giudeo-cristiana e l'inizio di una nuova fase per la diocesi.

Il cristianesimo ebraico (o giudeo-cristianesimo) inteso come movimento storico distinto e significativo, alla fine si estinse, o meglio, fu assorbito e marginato.
​Non fu un'estinzione improvvisa, ma un lento processo di declino dovuto a diversi fattori, che si realizzò principalmente tra il II e il IV secolo:

​1. La Separazione dall'Ebraismo

​Rottura Istituzionale
Dopo la distruzione del Tempio (70 d.C.) e l'istituzione dell'ebraismo rabbinico (a partire dalla scuola di Yavne), le comunità giudaiche si irrigidirono nei confronti dei cristiani. L'introduzione della "benedizione contro gli eretici" (Birkat ha-Minim) nella liturgia sinagogale, probabilmente mirata anche ai Nazareni (i giudeo-cristiani), portò all'espulsione degli Ebrei credenti in Gesù dalle sinagoghe. Questo rese la coesistenza impossibile.

​Perdita del Legame
Il giudeo-cristianesimo, che viveva in gran parte dell'identità ebraica e della sua connessione con Gerusalemme, perse il suo ancoraggio principale.

​2. La Crisi a Gerusalemme

​Esilio da Gerusalemme
La decisione romana di vietare l'ingresso agli ebrei ad Aelia Capitolina (dopo il 135 d.C.) costrinse la Chiesa di Gerusalemme ad eleggere un vescovo di origine gentile (Marco). Questo tagliò il legame diretto con la successione apostolica ebraica.

​Marginalizzazione Geografica
Le comunità giudeo-cristiane sopravvissute si ritirarono in aree periferiche, come la Perea (a est del Giordano) e la Basanitide.

​3. L'Assimilazione e l'Eclissi

​Assorbimento nel Cristianesimo Gentile
La maggior parte dei giudeo-cristiani moderati, che accettavano il ruolo di Paolo e non insistevano sull'osservanza integrale della Legge mosaica per i Gentili, si fuse nel cristianesimo "ortodosso" (di maggioranza gentile) che si stava espandendo nell'Impero.

​Sette Eretiche
Le frange più rigide, che insistevano sull'osservanza completa della Torah (come la circoncisione, le regole alimentari, ecc.) e che spesso rifiutavano l'Apostolo Paolo e la divinità di Gesù (come gli Ebioniti), furono progressivamente condannate come eretiche dai Padri della Chiesa e dal nascente Magistero.

​Il IV secolo segna la svolta definitiva: con l'appoggio imperiale al cristianesimo gentile, i gruppi giudeo-cristiani non assimilati diminuirono gradualmente e svanirono, non solo per la riduzione dei membri ma anche a causa della forte opposizione del cristianesimo maggioritario.


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