Nel principio Dio creò il cielo e la terra.
La terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia dell'abisso.
E lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque.
Poi Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.
E Dio vide che la luce era buona, e separò la luce dalle tenebre.
E Dio chiamò la luce «giorno» e le tenebre «notte».
E fu sera, e fu mattina: giorno uno.
Perché "Giorno Uno"?
Il motivo principale risiede nella grammatica ebraica del testo originale della Genesi. Il versetto 1:5, che conclude la narrazione del primo giorno, recita in ebraico: "וַיְהִי-עֶרֶב וַיְהִי-בֹקֶר יוֹם אֶחָד" (wayehî-`ereḇ wayehî-ḇōqer yôm 'eḥāḏ).
yôm 'eḥāḏ tradotto letteralmente significa "giorno uno".
La scelta di un numero cardinale (uno) anziché un numero ordinale (primo) non è casuale. Se l'autore biblico avesse voluto usare un ordinale, avrebbe usato il termine "ri'shôn" (primo).
Valore simbolico: L'uso di "giorno uno" invece di "primo giorno" vuole sottolineare la unicità e l'inizio assoluto della creazione, un punto di partenza senza precedenti. Non si tratta semplicemente del primo di una serie (primo, secondo, terzo...), ma del giorno che stabilisce il concetto stesso di giorno, il giorno inaugurale. Dopo questo, i giorni successivi (secondo, terzo, ecc.) sono indicati con numeri ordinali, a confermare l'eccezionalità del "giorno uno".
Il testo della creazione biblica, ovvero Genesi 1,1-2,4a, è attribuito dagli studiosi alla cosiddetta Tradizione Sacerdotale (P).
Questa tradizione è una delle fonti che, secondo l'ipotesi documentaria, sono state usate per comporre il Pentateuco (i primi cinque libri della Bibbia). Si distingue per un linguaggio formale, schematico e liturgico, con una forte enfasi sulla trascendenza di Dio, sulla sua potenza creatrice attraverso la parola, sull'ordine e sulla struttura della creazione, che culmina con l'istituzione del sabato.
Le sue caratteristiche principali sono:
Ordine e struttura: La creazione avviene in sei giorni, seguendo uno schema logico e progressivo.
Dio trascendente: Dio è chiamato "Elohim" (Dio), un nome che sottolinea la sua maestosità e la sua distanza rispetto alla creazione, che avviene con un comando ("Dio disse"). Non c'è un'azione "materiale" come plasmare.
Culmine nel sabato: L'intera narrazione è finalizzata alla santificazione del settimo giorno, il sabato, che corona l'opera di Dio.
Linguaggio formale: Il testo si avvale di ripetizioni e formule fisse, come "E fu sera, e fu mattina: giorno uno" e "Dio vide che era cosa buona".
Il racconto di Genesi 1 si contrappone a quello di Genesi 2 (che inizia da Genesi 2,4b), attribuito alla Tradizione Jahvista (J), che presenta invece un'immagine più antropomorfica di Dio, chiamato "Yahweh" (il Signore), che plasma l'uomo con la polvere e si muove nel giardino. Entrambi i racconti sono stati combinati da un redattore finale per formare il libro della Genesi come lo conosciamo oggi.
L'esegesi ebraica del testo della Genesi, in particolare del racconto della creazione, si basa su un sistema a più livelli, che va ben oltre la semplice interpretazione letterale. La tradizione ebraica non vede questi livelli come contrapposti, ma come complementari, tutti volti a svelare la ricchezza infinita del testo.
L'approccio letterale (Peshat)
Il Peshat è il significato letterale, semplice e diretto del testo. È la base di ogni altra interpretazione. L'esegesi ebraica, sin dai tempi antichi, ha sempre cercato di comprendere il testo in base alla sua grammatica, al contesto storico e all'intenzione originale dell'autore. Questa lettura ci dice che il mondo è stato creato da un Dio unico e onnipotente che agisce con la parola. Il racconto è una dichiarazione teologica sull'origine e sull'ordine del mondo, non un trattato scientifico. Non si concentra sul "come" il mondo è stato creato, ma sul "chi" lo ha creato.
L'interpretazione simbolica (Remez, Derash, Sod)
L'esegesi ebraica si spinge in profondità con tre livelli di interpretazione che vanno dal simbolico all'esoterico. L'insieme di questi livelli è spesso indicato con l'acronimo PaRDeS (paradiso), che sta per: Peshat, Remez, Derash e Sod.
Remez (Allegoria/Allusione): Questo livello cerca significati allegorici o allusioni nel testo. Il racconto della creazione viene letto come un'allegoria per la storia di Israele, per il processo di redenzione o per la vita spirituale dell'individuo. La "luce" può simboleggiare la Torah, la "separazione delle acque" la divisione tra il mondo materiale e quello spirituale.
Derash (Omiletica/Racconto): Conosciuto come Midrash, questo approccio usa il testo biblico come punto di partenza per espandere la narrazione attraverso storie, parabole e spiegazioni morali. Il Midrash colma i "buchi" del racconto letterale e offre risposte a domande che il testo non affronta direttamente. Ad esempio, il Midrash sul "giorno uno" si interroga su cosa esistesse prima della creazione e sul perché Dio creò il mondo con le lettere dell'alfabeto ebraico. Questo metodo è più narrativo e meno sistematico rispetto agli altri.
Sod (Mistico/Esoterico): Il livello più profondo e segreto. Il Sod, o interpretazione mistica, è il fondamento della Cabala. I cabalisti leggono il testo della Genesi (in particolare il capitolo 1) come un codice che nasconde i misteri della natura divina, le Sefirot (le dieci emanazioni di Dio) e il processo di creazione dell'universo. La Cabala vede ogni parola e ogni lettera del racconto della Genesi come un simbolo di forze cosmiche e spirituali. Ad esempio, la frase "Nel principio" (Bereshit) viene scomposta per rivelare significati esoterici profondi.
Approfondiamo l'analisi dei primi due giorni della creazione, applicando gli schemi esegetici della Tradizione Sacerdotale (P) e i suoi livelli di interpretazione.
Giorno Uno: La Creazione della Luce e la sua Separazione
Testo: «E Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu. E Dio vide che la luce era buona, e separò la luce dalle tenebre. E Dio chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera, e fu mattina: giorno uno.» (Genesi 1,3-5)
Analisi secondo la Tradizione Sacerdotale (P):
Il primo giorno stabilisce il modello di tutta la creazione. L'azione di Dio è un atto di parola ("E Dio disse"), che manifesta la sua onnipotenza e trascendenza. Non c'è sforzo, ma pura espressione di volontà. La luce, qui, non è quella del sole o della luna (creati solo il quarto giorno), ma una luce primordiale e divina. La sua creazione precede quella del cosmo fisico, sottolineando che la luce è una realtà metafisica prima ancora che fisica.
Esegesi ebraica:
Livello Letterale (Peshat): Il testo descrive l'inizio assoluto dell'esistenza, dove il caos primordiale (le tenebre e l'abisso) viene ordinato dalla prima distinzione: quella tra luce e oscurità. Il fatto che sia "giorno uno" e non "primo giorno" sottolinea l'unicità e l'atto inaugurale di questa creazione.
Livello Simbolico (Remez): La luce simboleggia la Torah, la sapienza divina o la conoscenza. La sua creazione prima del mondo fisico suggerisce che la legge e l'ordine di Dio sono anteriori all'esistenza materiale e ne sono la causa.
Livello Mistico (Sod): Nella Cabala, la luce creata il primo giorno è l'Or Ein Sof (Luce Infinita), la luce primordiale e nascosta che ha dato origine a tutto. È la luce che illumina il mondo, ma che rimane celata alla vista umana(un rimando piùche allusivo al prologo giovanneo), manifestandosi solo in modo indiretto. Questa luce primordiale tornerà visibile solo nell'era messianica.
Giorno Due: La Creazione del Firmamento
Testo: «E Dio disse: "Sia un firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque". E Dio fece il firmamento e separò le acque che erano sotto il firmamento da quelle che erano sopra il firmamento. E così fu. E Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera, e fu mattina: giorno secondo.» (Genesi 1,6-8)
Analisi secondo la Tradizione Sacerdotale (P):
Il secondo giorno, Dio continua la sua opera di separazione e ordinamento. Non c'è una nuova creazione, ma una divisione di ciò che già esiste. Dio crea il firmamento, che nella cosmologia antica era una volta solida che divideva le acque celesti (la fonte della pioggia) da quelle terrestri (gli oceani). Questa azione stabilisce la struttura verticale del cosmo.
Esegesi ebraica:
Livello Letterale (Peshat): Il testo descrive la formazione del cielo così come era inteso dalla scienza antica. È una strutturazione dello spazio, che rende possibile la vita. È interessante notare che questo è l'unico giorno in cui il testo non dice che "Dio vide che era cosa buona". Alcuni esegeti attribuiscono questa mancanza al fatto che il lavoro di separazione non era ancora completo; la terra e il mare non erano ancora stati radunati in un unico luogo. Comunque il secondo giorno evoca la separazione dell'unità.
Livello Simbolico (Derash): Il Midrash interpreta la separazione delle acque come la divisione tra il mondo materiale e il mondo spirituale, o tra le diverse categorie di esseri. Le acque sopra il firmamento simboleggiano le acque della Torah e della saggezza divina, mentre quelle sotto rappresentano il mondo fisico. La separazione è un atto di ordine cosmico e spirituale.
Livello Mistico (Sod): Nella Cabala, il firmamento (chiamato Raqia') è un simbolo delle Sefirot, le emanazioni divine. Rappresenta la fase di creazione in cui le energie divine si manifestano e si strutturano per formare il mondo fisico. La separazione delle acque è vista come la necessità di limitare l'infinita luce divina per poter creare qualcosa di distinto e finito.
La ghematria (in ebraico: גְּמַטְרִיָּא) è un metodo esegetico della tradizione ebraica che assegna un valore numerico a ogni lettera dell'alfabeto ebraico, permettendo così di trovare significati nascosti e connessioni tra parole e frasi. Analizzando il primo giorno della creazione attraverso la ghematria, emergono interessanti correlazioni simboliche.
Giorno Uno: Unità e Luce
Il primo giorno è incentrato sulla creazione della luce (אור, or) e sull'unicità di Dio.
"Uno" (אֶחָד, echad): La parola che conclude il primo giorno ha un valore numerico di 13 (א=1, ח=8, ד=4). Questo stesso valore numerico si trova in altre parole fondamentali:
"Amore" (אהבה, ahavah): 13 (א=1, ה=5, ב=2, ה=5). Questo suggerisce che l'atto della creazione, sin dal primo giorno, è un atto di amore divino.
"Ascolta" (שמע, shema): 340. La radice del verbo "ascoltare" in ebraico ha questo valore, ma il concetto di "uno" è centrale nella professione di fede ebraica ("Shema Yisrael Adonai Eloheinu Adonai Echad" - Ascolta Israele, il Signore nostro Dio, il Signore è uno).
"Luce" (אור, or): Ha un valore di 207 (א=1, ו=6, ר=200). Questo valore corrisponde anche alla parola ebraica "segreto" (רז, raz), suggerendo che la luce creata il primo giorno non è solo un fenomeno fisico, ma un principio spirituale, una luce primordiale e misteriosa che illumina il cosmo.
La ghematria del primo giorno rafforza il tema dell'unicità di Dio ("Echad"), collegando l'atto creativo all'amore e a una luce che nasconde una profonda verità segreta e spirituale.
Ex nihilo e preesistenza
Tra il concetto di creazione ex nihilo (dal nulla) e la preesistenza ebraica, non esiste una differenza netta, perché l'ebraismo, come il cristianesimo, afferma che Dio ha creato il mondo dal nulla. Il concetto di "preesistenza" nel pensiero ebraico e cristiano si riferisce a entità specifiche, non al mondo intero.
La Creazione "Ex Nihilo"
La dottrina della creazione "ex nihilo" è un pilastro sia della teologia ebraica che di quella cristiana. Entrambe le fedi credono che l'universo non sia eterno né sia emerso da una sostanza preesistente, ma che sia stato creato da Dio in un atto di volontà e potenza.
Ebraismo: La Genesi (Bereshit) 1:1, "Nel principio Dio creò il cielo e la terra", viene interpretata dalla maggior parte dei rabbini e filosofi ebrei come un'affermazione di creazione dal nulla. Testi successivi come il Secondo Libro dei Maccabei (7:28) lo rendono esplicito: "Figlio, io ti prego, guarda il cielo e la terra, considera che tutto quello che si vede, Dio lo ha fatto non da cose preesistenti". Anche il filosofo ebreo Maimonide sosteneva che la creazione dal nulla fosse una dottrina fondamentale dell'ebraismo.
Cristianesimo:
La dottrina cristiana ha ereditato questo concetto dall'ebraismo. Il Vangelo di Giovanni 1:3 afferma: "Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di ciò che esiste". Questa idea è stata formalizzata dai Padri della Chiesa per distinguersi dalle filosofie greche che credevano nell'eternità della materia.
Preesistenza di Entità Specifiche
Il termine "preesistenza" nel contesto ebraico e cristiano si riferisce alla convinzione che alcune entità non materiali fossero già presenti con Dio prima della creazione del mondo. Questo concetto non contraddice la creazione dal nulla, ma la arricchisce.
Ebraismo: La tradizione rabbinica (Midrash) insegna che diverse cose preesistevano con Dio prima della creazione del mondo. Tra queste, le più importanti sono:
La Torah: La Legge di Dio è vista come il progetto, il "disegno" che Dio ha usato per creare il mondo.
Il Trono di Gloria: Il luogo da cui Dio regna.
Il Nome del Messia: Riferito al futuro redentore d'Israele.
Israele: Il popolo eletto da Dio.
Cristianesimo: Anche nel cristianesimo si parla di preesistenza, ma in modo diverso.
Gesù Cristo:
La dottrina cristiana afferma che Gesù, come la seconda persona della Trinità, preesisteva come Parola (Logos) di Dio prima della sua incarnazione. Egli non è una creatura, ma il Figlio di Dio eterno e increato, per mezzo del quale è stato creato il mondo (Giovanni 1:1-3).
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