Il figlio dell'Uomo

Pubblicato il 2 novembre 2025 alle ore 10:45


​"Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno, simile ad un figlio di uomo; giunse fino all'Antico di giorni e fu presentato a lui. Che gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano: il suo potere è un potere eterno, che non finirà, e il suo regno non sarà mai distrutto." (Daniele 7:13 - 14)

​Significato nell'Ebraismo
​Il "Figlio dell'Uomo" (Bar Enash o Ben Adam): Nell'esegesi ebraica tradizionale, questa figura è spesso interpretata non come un individuo divino o pre-esistente in senso cristiano, ma piuttosto come:
​Una rappresentazione collettiva del popolo di Israele (Knesset Israel), che alla fine del tempo sarà riscattato e riceverà il dominio sui regni terreni simboleggiati dalle quattro bestie precedenti.

​Un agente divino o una figura angelica a cui viene delegato il giudizio e il dominio, ma che non è necessariamente il Messia davidico atteso sulla terra.

​Una designazione per il Messia, ma che ne sottolinea l'origine celeste o la natura trascendente (a differenza del Messia "terreno" che sconfigge i nemici, il Messia che viene sulle nubi simboleggia un'era di redenzione completamente divina e miracolosa).

​Le Nubi del Cielo
​Nella tradizione ebraica, le nubi (o la colonna di nube) sono classicamente il simbolo della Shekhinah (la Presenza o Gloria di Dio), come nella narrazione dell'Esodo.
​L'arrivo "sulle nubi" indica quindi che la figura ha origine divina/celeste e che la sua manifestazione è un evento divino e sovrannaturale, un'irruzione della dimensione trascendente nella storia umana. Non è un re terreno.

​Differenza dall'Esegesi Cristiana
​La differenza fondamentale risiede nell'identificazione:
​Esegesi Cristiana: Interpreta questo passo (Daniele 7:13) come la principale profezia veterotestamentaria della Seconda Venuta di Cristo (Gesù) in gloria, confermando la sua divinità ("Figlio dell'Uomo" come titolo messianico-divino).

​Esegesi Ebraica
Attende ancora l'arrivo del Messia. La figura di Daniele 7:13 (sia che sia un agente collettivo o un Messia trascendente) non è identificata con Gesù di Nazaret. Il Messia ebraico atteso è, in genere, un leader umano, discendente di Davide, che porterà pace universale e redenzione nazionale (ricostruzione del Tempio, ritorno degli esuli, pieno adempimento della Torah).

​La manifestazione del Cristo sulle "nubi del cielo" è, per il Cristianesimo, la naturale trasposizione e compimento della profezia ebraica del Figlio dell'Uomo in Daniele.


​Trasposizione e Immedesimazione Cristiana
​La forza dell'identificazione cristiana risiede nel fatto che Gesù stesso utilizza l'immagine di Daniele per descrivere il suo ritorno e la sua missione.

​1. L'Identificazione di Gesù con il "Figlio dell'Uomo"
​Gesù, rispondendo al Sommo Sacerdote durante il suo processo, lega direttamente la sua persona alla profezia messianica più potente di Daniele:
​Vangelo di Marco (14:62): "Gesù disse: 'Io lo sono! E vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo'."

​Immedesimazione Naturale
In questo momento, Gesù non rivendica solo un titolo terreno, ma un'autorità celeste ed escatologica. Per gli ascoltatori ebrei (e poi per i cristiani), questo non è un'immagine casuale, ma la citazione diretta del testo di Daniele che parla di dominio, gloria e regno eterno dato da Dio stesso ("l'Antico di Giorni").

​Significato per il Cristianesimo
Questa è la prova che Gesù è l'essere celeste con figura umana descritto da Daniele, colui che presiederà il Giudizio Universale e stabilirà il Regno di Dio definitivo.

​2. Le Nubi come Simbolo Teofanico (Manifestazione Divina)
​Come discusso, le nubi nell'Antico Testamento sono il segno distintivo della presenza e gloria di YHWH (la Shekhinah).

Immagine Ebraica (Fonte)

Colonna di Nube (Esodo) La nube avvolge Gesù nella Trasfigurazione, identificandolo come il Messia, figlio di Dio, e Mosè ed Elia si inchinano.

Trasposizione Cristiana (Significato)
Nubi di Daniele (Daniele 7:13) Gesù torna sulle nubi (Atti 1:9-11), simboleggiando la sua Seconda Venuta in gloria per giudicare.

"Cavalcare sulle nubi" (Salmi 104:3; Isaia 19:1) Questa è un'immagine biblica usata per YHWH. L'uso cristiano (Gesù che viene sulle nubi) è un'affermazione della sua divinità e della sua autorità sovrana.

L'arrivo sulle nubi esprime, quindi, che la manifestazione di Cristo è un atto divino che supera la storia umana (non viene dalla terra, ma dal cielo) ed è investito della stessa Gloria di Dio.

​3. La Visione Apocalittica (Apocalisse)
​L'immagine trova il suo culmine nell'ultimo libro del Nuovo Testamento, che completa l'immedesimazione:
​Apocalisse 1:7: "Ecco, Egli viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo trafissero."
​Questo versetto salda insieme la profezia di Daniele (la venuta sulle nubi) con la sofferenza terrena del Messia (quelli che lo trafissero - rif. a Zaccaria 12:10). La trasposizione è completa: il Cristo sofferente è anche il Figlio dell'Uomo celeste e glorioso.

​L'esegesi ebraica fornisce la struttura teologica e i simboli (il Figlio dell'Uomo, le Nubi, il Giudizio) che il Cristianesimo utilizza per comprendere e annunciare la manifestazione finale di Gesù, vedendola come l'unica e naturale realizzazione di quelle antiche speranze.

La presenza della nube, identificata con la Shekhinah (la Presenza divina o Gloria di Dio), sul Monte Tabor durante la Trasfigurazione di Gesù esprime un concetto teologico fondamentale: la rivelazione della divinità di Gesù e la sua connessione con l'Antica Alleanza.

​Simbolismo della Nube (Shekhinah)
​Nel contesto biblico, in particolare nell'Antico Testamento, la nube è il segno per eccellenza della presenza di Dio (la Shekhinah):

​Monte Sinai
Una nube avvolse il Monte Sinai quando Dio si rivelò a Mosè per donare la Legge (Esodo 19,16; 24,15-18).

​Esodo
La colonna di nube guidava e proteggeva il popolo d'Israele nel deserto (Esodo 13,21).

​Tabernacolo e Tempio
Una nube riempì il Tabernacolo e il Tempio di Salomone, indicando la dimora della gloria di Dio in mezzo al suo popolo (Esodo 40,34-35; 1 Re 8,10-11).

​Significato Teologico nella Trasfigurazione
​Nella Trasfigurazione (Matteo 17,1-8; Marco 9,2-8; Luca 9,28-36), la nube svolge un ruolo culminante e rivelatore:

​Manifestazione della Divinità di Cristo
La nube che copre Gesù non è solo un richiamo alla presenza di Dio, ma attesta che Gesù stesso è la pienezza della Presenza divina.
L'evento manifesta, in un anticipo della gloria pasquale, la vera identità di Gesù come Figlio di Dio.

​La Voce del Padre
Dalla nube si sente la voce di Dio Padre che proclama: "Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!" (Marco 9,7). Questo sigilla la rivelazione e pone Gesù al di sopra di Mosè (la Legge) ed Elia (i Profeti), che appaiono e conversano con Lui, ma poi scompaiono.

​Il Nuovo Esodo
La conversazione di Gesù con Mosè ed Elia riguarda il suo "esodo che stava per compiersi a Gerusalemme" (Luca 9,31), cioè la sua Passione, Morte e Resurrezione. La nube, simbolo dell'Esodo antico e della presenza di Dio che guida il suo popolo, indica che Gesù è colui che realizzerà il nuovo e definitivo esodo per l'umanità attraverso il sacrificio della croce, portando a compimento le Scritture.

​Anticipazione del Regno
L'episodio offre agli apostoli un'anticipazione della gloria futura di Cristo e del destino dei credenti, esortandoli a perseverare nonostante l'annunciata passione.

​La nube sul Monte Tabor è la Shekhinah stessa che avvolge e autentica Gesù, rivelando che Egli è il Messia glorioso e il Figlio di Dio in cui risiedono l'Alleanza, la Legge e la Profezia.


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