La resurrezione dei morti. Una visione esegetica.

Pubblicato il 5 novembre 2025 alle ore 03:54
Il concetto di risurrezione dei morti (tehiat he - metim in ebraico) è un fondamento dell'escatologia ebraica, sebbene la sua interpretazione e accettazione abbiano avuto uno sviluppo complesso e non uniforme nel corso della storia e della tradizione ebraica.
 
Sviluppo e Fonti Bibliche
​Inizialmente, l'Antico Israele non aveva una chiara dottrina della vita dopo la morte; i defunti andavano nello Sheol, un regno oscuro e indistinto, privo di lode per Dio. La fede nella risurrezione emerge chiaramente in testi più tardi.
 
​Progenitori della Speranza (Elia ed Eliseo) 
Le narrazioni in 1 Re 17 e 2 Re 4, dove i profeti riportano in vita bambini, mostrano il potere assoluto di YHWH sulla vita e sulla morte, sebbene questi non siano considerati una "vera" risurrezione escatologica, ma un ritorno alla vita terrena.
 
​Isaia 26:19
Questo è uno dei primi e più espliciti riferimenti: "I tuoi morti rivivranno, i miei cadaveri risorgeranno." Annuncia un ritorno alla vita per il popolo, spesso interpretato come un presagio di speranza nazionale.
 
​Daniele 12:2
Questo passaggio offre la visione più dettagliata e completa nella Bibbia ebraica, legando la risurrezione a un giudizio finale: "Molti di coloro che dormono nella polvere della terra si sveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna eterna."
 
​2 Maccabei 7
La narrazione dei martiri macabei nel II secolo a.C. testimonia la fede nella risurrezione dei corpi come ricompensa per la fedeltà a Dio.
 
​Periodo del Secondo Tempio e Tradizione Rabbinica
​Durante il periodo del Secondo Tempio, la dottrina della risurrezione fu oggetto di dibattito.
 
​Farisei
Credevano fermamente nella risurrezione.
​Sadducei
La rifiutavano, accettando solo i libri della Torah (i primi cinque libri della Bibbia) e non trovandovi un'esplicita menzione.
 
​Letteratura Rabbinica (Talmud e Midrash)
La risurrezione divenne un principio fondamentale. La Mishnah (Sanhedrin 10:1) afferma che coloro che negano la risurrezione dei morti non avranno parte nel Mondo a Venire (Olam Ha-Ba). I rabbini la consideravano un atto di potenza e giustizia divina, dove l'uomo risorge nel suo insieme, corpo e anima, per ricevere la ricompensa o la punizione finale.
 
​Teologia Ebraica e Maimonide
​La fede nella risurrezione è uno dei Tredici Principi della Fede formulati da Mosè Maimonide (Rambam) nel XII secolo:
​"Io credo con fede perfetta che ci sarà una risurrezione dei morti nel momento in cui piacerà al Creatore, benedetto il Suo Nome, e che il Suo Nome sarà esaltato in eterno."
​Sebbene Maimonide e altri pensatori medievali (come Saadia Gaon) abbiano discusso ampiamente se la risurrezione implichi un corpo fisico o spiritualizzato, l'ortodossia ebraica ha mantenuto la convinzione di una risurrezione corporale come parte del destino escatologico finale, che avverrà nell'Era Messianica e condurrà all'Olam Ha-Ba (il Mondo a Venire).
 
​La resurrezione dei morti nell'esegesi ebraica evolve da un'intuizione del potere illimitato di Dio sul destino umano a un principio dogmatico legato alla giustizia finale, in cui i giusti risorgeranno in un corpo rinnovato per godere dell'Era Messianica. 
 
Nei Vangeli (Matteo 22:23-33; Marco 12:18-27; Luca 20:27-40).
​Il rimprovero di Gesù ai Sadducei è un capolavoro di esegesi che utilizza proprio l'unica sezione delle Scritture che essi accettavano come vincolante: il Pentateuco (la Torah di Mosè).
 
​Gesù non ricorre ai Profeti (come Isaia o Daniele), che parlano esplicitamente di risurrezione, ma si rifà al racconto di Mosè e il Roveto Ardente (Esodo 3:6), dove Dio si rivela: "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, e il Dio di Giacobbe."
 
​Ecco l'esegesi ebraica (o meglio, l'interpretazione che Gesù offre di un passo riconosciuto come sacro dai Sadducei) che si cela in questa frase:
 
​La Prova Esegetica dal Pentateuco
​1. Il Tempo Presente del Verbo Essere
​Il punto cruciale è il tempo verbale utilizzato da Dio per descriversi a Mosè, secoli dopo la morte dei Patriarchi.
​Dio non dice: "Io ero il Dio di Abramo..." (passato).
​Dio dice: "Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe" (presente).
 
​Nell'esegesi ebraica, Dio non è il "Dio dei morti" nel senso di un'entità che ha legami con persone la cui esistenza è terminata per sempre. Il fatto che Dio, il cui nome e patto sono eterni, si definisca in tempo presente come il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe implica che Abramo, Isacco e Giacobbe continuano ad esistere in qualche forma di relazione viva con Lui.
 
​2. Il Dio del Patto (Berit)
​La relazione di Dio con i Patriarchi è definita da un patto (Berit).
​Dire "Io sono il Dio di Abramo" significa che Dio mantiene e onora il Patto che ha stabilito con lui.
​Il patto era una promessa di vita, benedizione e terra (Genesi 12, 15, 17).
​Se Abramo fosse semplicemente polvere senza alcuna possibilità di risveglio, Dio starebbe onorando un patto con dei morti, il che sminuirebbe la Sua fedeltà e il Suo potere. La dichiarazione "Io sono il loro Dio" afferma che il Patrimonio di vita che Dio ha promesso non può essere annullato dalla morte biologica.
 
​3. La Natura Stessa di Dio (Il Dio dei Viventi)
​La conclusione di Gesù è: "Dio non è un Dio di morti, ma di viventi" (Marco 12:27).
​Poiché Dio è Vita e la Fonte di ogni vita, un Suo patto eterno implica un'esistenza eterna per coloro che Egli chiama "Suoi".
​Il Nome che Dio rivela a Mosè, Ehyeh \ Aser \ Ehyeh ("Io sono Colui che Sono" o "Sarò Colui che Sarò"), sottolinea la Sua natura di Essere assoluto ed eterno. La Sua relazione con i Patriarchi, espressa in quel momento di rivelazione, li assimila in un certo senso a questa eternità.
​Il Successo Esegetico
​Gesù costringe i Sadducei, che negavano la risurrezione appellandosi alla sola Torah, ad accettare che il concetto di una vita oltre la morte è implicito nella stessa Torah.
​Il Suo argomento è che se Dio continua a definirsi il Dio di persone fisicamente morte, è perché queste persone sono, per Lui, ancora vive e attendono il pieno compimento del Patto nella risurrezione.
​Questo tipo di interpretazione, che estrae una dottrina complessa da un'affermazione concisa del Pentateuco, è un esempio brillante di esegesi rabbinica (Midrash), anche se applicata in un contesto polemico.
 

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.