La Lettera di Policarpo ai Filippesi è un documento cristiano antico, risalente al II secolo, ed è l'unico scritto autentico pervenuto di San Policarpo di Smirne, discepolo dell'apostolo Giovanni e vescovo di Smirne (nell'attuale Turchia).
La lettera fu scritta ai cristiani di Filippi, città della Macedonia alla quale anche San Paolo aveva indirizzato una sua epistola.
Saluti e lodi
Inizia con saluti e lodi ai Filippesi per la loro fede salda e la loro benevolenza verso i fratelli imprigionati per Cristo.
Esortazioni morali e alla virtù
Policarpo li esorta a perseverare nella fede e nella giustizia, invitando a varie virtù, come l'amore, l'umiltà, la carità, la pazienza e la moderazione. Contiene specifiche raccomandazioni per i presbiteri (compassione, misericordia), i diaconi (servizio), i giovani, le donne e le vedove.
Contro le eresie
Affronta l'errore dottrinale, in particolare contrastando il docetismo (l'idea che Cristo non fosse venuto veramente in carne, ma solo in apparenza), affermando che "chi non riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è un anticristo".
Riferimento a Paolo
Ricorda e cita ampiamente le parole dell'apostolo Paolo, dimostrando un profondo rispetto per le Sacre Scritture e gli insegnamenti apostolici.
Il caso di Valente
Espone la tristezza per il caso di Valente, un presbitero caduto in peccato (probabilmente l'avarizia), esortando la comunità a richiamarlo con moderazione, non trattandolo come un nemico, ma come un membro malato da salvare.
Invio delle lettere di Ignazio Policarpo comunica che invierà ai Filippesi, come avevano richiesto, le lettere di Ignazio di Antiochia (un altro importante vescovo e martire della Chiesa primitiva, che era passato per Smirne durante il suo viaggio verso il martirio a Roma).
È un documento prezioso per la conoscenza della Chiesa primitiva e della sua vita pratica e dottrinale nel II secolo.
Lettera di Policarpo ai Filippesi (Estratti)
Saluto Iniziale (Capitolo I, 1-2)
Policarpo e i presbiteri che sono con lui, alla Chiesa di Dio che dimora in Filippi: Misericordia e pace sia a voi concessa con ogni pienezza da parte di Dio onnipotente e di Gesù Cristo Salvatore nostro.
Vi ho grandemente rallegrati nel Signore Nostro Gesù Cristo, per aver accolto gli imitatori del vero amore e per aver scortato, come si conveniva, quelli che erano avvolti in catene, degne delle corone dei santi; e perché la radice della vostra fede, illustre fin dai primi tempi, sussiste fino ad ora e porta frutto al Nostro Signore Gesù Cristo, che per i nostri peccati subì la morte, e che Dio risuscitò, sciogliendo i dolori dell'inferno. In Lui voi avete creduto, senza averlo visto, ma credendo che il Padre lo ha risuscitato dai morti, a Lui sia gloria, e a voi sia data la gioia nello Spirito Santo. In Lui, che per voi soffrì, siete stati salvati gratuitamente.
Esortazione Dottrinale e Morale (Capitolo VII)
1. Infatti, chi non riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è un anticristo; e chi rigetta la testimonianza della croce viene dal diavolo; e chi perverte i detti del Signore secondo i suoi desideri, e dice che non c’è né resurrezione né giudizio, questi è il primogenito di Satana.
2. Lasciamo dunque le vane chiacchiere e le false dottrine di molti, e ritorniamo alla parola che ci fu trasmessa fin dal principio. Siamo sobri nelle preghiere e perseveranti nel digiuno, supplicando l’onnipotente Dio che non ci introduca in tentazione, come ci comandò il Signore nel suo Vangelo.
La Responsabilità della Comunità (Capitolo XI, sul presbitero Valente)
1. Troppo dolore ho provato per quel Valente che, divenuto un giorno vostro presbitero, mostra ora di non comprendere il posto che gli è stato assegnato... Vi esorto quindi ad astenervi dall'avarizia e ad essere casti e veritieri. Evitate tutto ciò che è male.
2. Il Signore conceda loro un sincero pentimento. Da parte vostra siate moderati a questo riguardo e non trattateli come nemici, ma richiamateli come membra malate e sviate, in modo da salvare l'insieme del corpo di voi tutti. Così facendo, lavorerete per la vostra edificazione. Sappiate perdonare.
Conclusione (Capitolo XII, sulla preghiera)
1. Pregate per tutti i santi. Pregate anche per i re, per i magistrati e i principi, per quelli che vi perseguitano e vi odiano e per i nemici della croce, affinché il vostro frutto sia manifesto a tutti, affinché siate perfetti in Lui.
Nota sull'invio delle lettere di Ignazio
La lettera si conclude con l'impegno di Policarpo ad inviare ai Filippesi le lettere di Ignazio di Antiochia, come richiesto:
Vi ho inviato, come avevate chiesto, le lettere di Ignazio, quelle che ci ha mandato lui, e le altre che abbiamo qui presso di noi. Sono unite a questa, e voi potrete trarne grande profitto. Contengono, infatti, fede e pazienza e ogni edificazione attinente al nostro Signore.
Martirio di Policarbo secondo Eusebio di Cesarea
Lo inserisce nel Libro IV, Capitolo 15 della sua Storia Ecclesiastica, dove descrive gli eventi sotto il regno dell'imperatore Marco Aurelio.
Attraverso la citazione, Eusebio tramanda i dettagli cruciali del martirio.
La ricerca di Policarpo e la sua calma accoglienza dei soldati.
Il rifiuto di Policarpo di rinnegare Cristo, rispondendo al proconsole: "Per ottantasei anni ho servito Cristo, ed Egli non mi ha fatto nulla di male; come potrei bestemmiare il mio Re che mi ha salvato?".
Il Miracolo della Fiamma
Quando Policarpo fu legato al palo del rogo e fu acceso il fuoco, il racconto descrive come le fiamme si comportarono in modo straordinario.
La Volta di Fuoco.
Invece di avvolgere e consumare immediatamente il corpo del martire, il fuoco prese la forma di una volta d'arco, come la vela di una nave gonfiata dal vento, e circondò il corpo di Policarpo.
L'Incombustibilità
Egli non fu toccato dalle fiamme; il suo corpo rimase nel mezzo, ma non veniva bruciato. Gli spettatori lo videro "non come carne che brucia, ma come pane che cuoce, o come oro e argento che si purificano in una fornace".
Il Profumo Soave
Parallelamente, la folla che assisteva al martirio percepì un prodigio olfattivo: un profumo soave si sprigionò dal rogo, simile all'odore di incenso o di qualche altra spezia preziosa.
La Morte Finale
Vedendo che il fuoco non riusciva a consumarlo, il proconsole ordinò al carnefice di avvicinarsi.
Il carnefice trapassò Policarpo con un pugnale. Dal suo fianco, una volta trafitto, sgorgò tanto sangue da estinguere il fuoco che lo circondava. Fu in questo modo, per mezzo della spada, che Policarpo completò il suo martirio.
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