Il Monoteismo primitivo

Pubblicato il 10 novembre 2025 alle ore 22:04

La teoria su cui si basa il Monoteismo primitivo, o "Urmonotheismus", fu formulata dall'etnologo e linguista austriaco Wilhelm Schmidt all'inizio del XX secolo. Questa teoria, a cui giunse influenzato dagli studi di Andrew Lang, sostiene che la prima forma di religione dell'umanità non fu il politeismo o l'animismo, ma bensì la credenza in un unico Essere Supremo, creatore del mondo e dispensatore di leggi morali.


​Opposizione all'evoluzionismo religioso:
La teoria del monoteismo primitivo si contrappone direttamente alle tesi evoluzionistiche di antropologi come Edward Burnett Tylor e James Frazer, che vedevano la religione svilupparsi da forme "più semplici" (come animismo e totemismo) a "più complesse" (come il politeismo e infine il monoteismo). Schmidt, al contrario, sostiene che il monoteismo è la forma originale e che le altre religioni si sono sviluppate per degenerazione o corruzione di questa credenza iniziale.

​Essere Supremo:
Secondo Schmidt, l'Essere Supremo venerato dai popoli più antichi e "primitivi" era caratterizzato da attributi tipicamente monoteistici, come l'onniscienza, l'onnipotenza, la bontà e la natura di creatore e legislatore morale. Non era un "dio" tra tanti, ma una figura unica e preminente.

​Metodologia:
Per sostenere la sua tesi, Schmidt ha studiato le culture dei popoli più remoti e isolati, come i pigmei africani o gli aborigeni australiani, che riteneva avessero conservato una forma più pura della religione originaria. La sua ricerca, raccolta nell'opera monumentale in 12 volumi Der Ursprung der Gottesidee ("L'origine dell'idea di Dio"), ha cercato di dimostrare la presenza universale di un Essere Supremo in queste culture.

​Degenerazione religiosa: L'etnologo austriaco riteneva che, nel corso del tempo, la credenza originaria nell'Essere Supremo si fosse corrotta, portando alla nascita del politeismo (con la moltiplicazione degli esseri divini), dell'animismo (con la venerazione di spiriti della natura) e del totemismo. Questi fenomeni religiosi sarebbero quindi derivati e non antecedenti al monoteismo.

​La teoria del Monoteismo primitivo di Wilhelm Schmidt è stata scartata dalla comunità scientifica per diverse ragioni, legate sia alla sua metodologia che alle conclusioni a cui è giunto.
​La critica più forte riguarda il fatto che la teoria di Schmidt non si basava su un'indagine puramente scientifica ed etnografica, ma perché ritenuta fortemente influenzata dai suoi preconcetti cattolici e creazionisti. Schmidt era un sacerdote e la sua tesi era vista come un tentativo di conciliare la scienza con la narrazione biblica della Rivelazione, secondo la quale l'uomo originario aveva ricevuto la conoscenza di un unico Dio. Questa prospettiva ha minato la sua credibilità agli occhi degli studiosi che cercavano un approccio laico, esprimendo un pregiudizio ideologico - religioso.

​Inoltre, Schmidt è stato accusato di aver operato una selezione arbitraria dei dati per sostenere la sua teoria dando priorità alle tradizioni di alcune culture (spesso le più isolate e con credenze meno complesse, ma allo stesso "originali" in forma di essere prive di influenze esterne) ignorando per la sua ricerca le evidenze di politeismo, animismo e altre forme religiose che coesistevano in quelle stesse società.
I critici hanno sottolineato che in generale, l'idea di un "Essere Supremo" nelle culture primitive spesso non era un dio unico ed esclusivo, ma un'entità preminente all'interno di un pantheon più ampio, o una figura distaccata e non attivamente venerata.

​La teoria di Schmidt, pur rovesciando l'evoluzionismo religioso classico, ne ha mantenuto una logica rigida e schematica. Anziché una progressione lineare dal semplice al complesso, ha proposto una regressione lineare, dal monoteismo originale alla degenerazione nelle forme religiose successive.

Per i critici, ​poteva esserci confusione tra "Essere Supremo" e "Dio Monoteistico". Nelle culture primitive, un Essere Supremo è spesso un creatore che, una volta completata la sua opera, si è ritirato dal mondo (un dio "ozioso" o deus otiosus), lasciando la gestione degli affari quotidiani a divinità o spiriti inferiori. Questa figura è stata vista, molto diversamente dal Dio onnipresente e onnipotente del monoteismo ebraico, cristiano o islamico, che è costantemente attivo e coinvolto nella vita umana, la presenza di un Essere Supremo non implicava quindi necessariamente un monoteismo.

​Anche se la teoria di Wilhelm Schmidt è stata ampiamente scartata dalla comunità scientifica per le ragioni già discusse, è importante notare che ci sono alcuni elementi, o almeno interpretazioni, che vengono ancora usati per difenderla o che hanno avuto un certo impatto sul dibattito religioso e antropologico.

​Tesi a Sostegno

​Evidenza Etnografica dell'Essere Supremo:
Sebbene l'interpretazione di Schmidt sia stata criticata, è un dato di fatto che molte delle culture tribali più antiche e isolate, studiate dall'antropologia, mostrino una credenza in un'entità creatrice o in un Essere Supremo. A differenza di altre divinità o spiriti che sono più vicini all'uomo e richiedono riti propiziatori, questa figura è spesso considerata la fonte ultima della moralità e dell'ordine universale.

​Esempio:
Tra i pigmei Mbuti del Congo, si trova la credenza in un dio creatore chiamato Tore, che viene visto come il signore della foresta e una fonte di ordine e armonia. Similmente, tra gli indigeni australiani, si riscontra l'idea di un Essere del cielo che ha creato il mondo e i suoi abitanti. L'esistenza di queste figure dimostra che l'idea di un'entità suprema non è un'invenzione moderna o un'esclusiva delle religioni più evolute.

​Critica all'Evoluzionismo Rigido:
La teoria di Schmidt, pur essendo rigida, ha avuto il merito di mettere in discussione l'approccio evoluzionistico troppo preconcettuale, che vedeva la religione come un progresso lineare e inevitabile dall'animismo al monoteismo. La sua opera ha contribuito a mostrare che la storia delle religioni è molto più complessa e non segue uno schema predefinito. In questo senso, ha aperto la strada a una visione più sfumata e meno etnocentrica dell'antropologia religiosa.

​Appello all'Apologetica Religiosa: Per alcuni teologi e filosofi, soprattutto in ambito cattolico, la teoria di Schmidt ha fornito un argomento per sostenere l'idea che l'uomo, fin dall'inizio, avesse una "conoscenza" innata di Dio. In questa prospettiva, la Rivelazione ebraico-cristiana non sarebbe una creazione del tutto nuova, ma una "ri-velazione" o una conferma di una verità originaria.

È importante considerare che Schmidt ha operato in un periodo in cui l'etnologia era ancora una disciplina emergente e le conoscenze sulle culture "primitive" erano limitate. La sua ricerca è stata un tentativo monumentale di sistematizzare un'enorme quantità di dati etnografici, e dare una voce fuori coro da una visione unilateralmente laicista in un contesto in cui c'era un forte pregiudizio specialmente in ambiente scientifico sulla sfera religiosa, considerata una grande limitazione culturale e scevra di imparzialità, ritenuto dai più motivo di escludere, come succede ancora oggi, qualsiasi opinione che sia contro un idea ateistica.
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