Per gli antichi, il simbolo non era semplicemente una rappresentazione astratta o un'icona, ma un elemento profondamente significativo e potente, intriso di valenze culturali, religiose, sociali e psicologiche. Esso era un modo fondamentale per comprendere e interagire con il mondo, il divino e l'ignoto.
A differenza del linguaggio scritto, che spesso ha un significato più lineare, i simboli antichi contenevano significati più profondi e complessi. Potevano evocare realtà complesse, esperienze profonde e concetti che andavano oltre la mera spiegazione, spesso comprensibili solo all'interno del sistema culturale che li aveva prodotti.
I simboli erano custodi della conoscenza, delle credenze e dei valori di una civiltà. Attraverso di essi venivano trasmesse storie, insegnamenti morali, principi teologici e la visione del mondo di un popolo. Erano un mezzo per tramandare il sapere di generazione in generazione.
Molti simboli avevano una valenza religiosa e spirituale. Rappresentavano divinità, concetti cosmici, cicli naturali, riti di passaggio e la relazione tra l'uomo e il trascendente.
Ad esempio, nell'antico Egitto, i geroglifici erano considerati "le parole degli dei" e molti simboli egizi raffiguravano il potere e la saggezza delle divinità.
Identità e coesione sociale: I simboli erano potenti emblemi di identità religiosa e culturale. Contribuivano a creare un senso di appartenenza e coesione all'interno di una comunità. Esempi ne sono i simboli tribali, i vessilli militari (come l'aquila romana) o gli emblemi reali.
Molti simboli erano usati come amuleti o talismani, con la credenza che potessero proteggere dal male, assicurare salute e benessere, o conferire potere al loro possessore. L'Occhio di Horus o il Corallo nell'antico Egitto e in Grecia ne sono esempi.
Secondo Carl Jung, che riprese il concetto da Platone, i simboli antichi possono essere visti come "Archetipi", immagini arcaiche e universali radicate nel nostro subconscio collettivo. Questi archetipi influenzano le azioni e i pensieri individuali e plasmano una comunità.
Un singolo simbolo poteva racchiudere molteplici significati, spesso anche antitetici, a seconda del contesto e dell'interpretazione culturale. Ad esempio, la svastica, prima di essere usurpata da ideologie moderne, era un simbolo positivo e universale di buona fortuna, prosperità e ciclicità in molte culture antiche.
Le lingue antiche stesse, erano intrinsecamente simboliche, spesso fondate su sistemi di scrittura che andavano oltre la mera fonetica, per abbracciare l'immagine e l'idea.
Mentre oggi pensiamo alla scrittura come a un insieme di segni che rappresentano suoni (un alfabeto fonetico), molte delle più antiche forme di scrittura erano pittografiche o ideografiche. Questo significa che i segni non rappresentavano solo un suono, ma direttamente,
Oggetti (Pittogrammi - Un disegno stilizzato di un sole per indicare il sole),
Idee o Concetti (Ideogrammi - Un simbolo che univa diversi pittogrammi per esprimere un'idea complessa, come un piede per "andare" o "camminare").
La scrittura sumera (cuneiforme) è un esempio perfetto di questa evoluzione. Iniziata con pittogrammi, si è poi sviluppata in segni cuneiformi che, pur acquisendo anche valori fonetici, mantenevano forti radici nel loro significato simbolico originale. Un singolo segno poteva rappresentare un oggetto, un suono specifico e un'idea, a seconda del contesto.
Ogni segno era carico di significati e connessioni culturali. Leggere non era solo decodificare suoni, ma interpretare simboli, spesso con molteplici livelli di comprensione.
La scrittura, e quindi il simbolo, era spesso vista come un dono divino. Non era accessibile a tutti, ma appannaggio di scribi, sacerdoti e re. Il controllo della scrittura era un segno di potere e connessione con il sacro.
Attraverso questi simboli scritti, le civiltà antiche tramandavano non solo informazioni pratiche, ma anche miti, rituali, genealogie e leggi divine, consolidando la loro identità culturale.
Nelle culture antiche, non c'era una netta separazione tra arte, scrittura e religione. Le iscrizioni sui templi, sulle tombe o sugli amuleti erano al tempo stesso testi, immagini e oggetti rituali, tutti intrisi di significato simbolico.
La scrittura, nello specifico le lingue antiche, che sia sumera, egizia (geroglifici), ebraica, araba, o cinese antica (caratteri) non erano semplici strumenti funzionali, ma sistemi simbolici complessi che riflettevano e influenzavano profondamente la visione del mondo, le credenze e la struttura sociale delle civiltà che li utilizzavano. Il simbolo, quindi, non era solo un'aggiunta al loro mondo, ma la sua stessa struttura portante, sia a livello concettuale che linguistico.
Il racconto della Genesi (e gran parte dei testi sacri antichi) si rivela non come una cronaca letterale di eventi storici e scientifici, ma come un profondo e complesso simbolismo.
La Genesi è stata elaborata e trascritta in un'epoca e in un contesto culturale dove il pensiero scientifico moderno non esisteva. Il linguaggio utilizzato non era quello della descrizione empirica o della misurazione, ma quello della narrazione mitica e simbolica.
Le "giornate" della creazione, la figura del "serpente", l'"albero della conoscenza", il "frutto proibito", il "giardino dell'Eden", la "costola di Adamo", il "diluvio universale" sono tutti simboli potentissimi, non descrizioni letterali.
Comunicazione di Verità Profonde (Teologiche, Morali, Esistenziali):
L'obiettivo del racconto della Genesi non è spiegare come il mondo sia stato creato da un punto di vista scientifico, ma perché e da chi.
La creazione simboleggia l'ordine dal caos, la potenza divina, la bontà intrinseca della creazione, l'origine trascendente della vita;
Adamo ed Eva, simboleggiano l'umanità, la sua origine, la sua relazione con Dio;
Il Giardino dell'Eden, simboleggia uno stato di innocenza, armonia e comunione con il divino.
L'Albero della Conoscenza del Bene e del Male, simboleggia la capacità umana di discernere, la libertà di scelta, la possibilità della disobbedienza;
Il serpente è il simbolo universale di tentazione, astuzia, male, ribellione;
La caduta (peccato originale), simboleggia la rottura dell'armonia, la separazione da Dio, l'ingresso del male e della sofferenza nel mondo a causa della scelta umana. Non è un evento storico-fisico, ma una realtà esistenziale e morale che l'umanità sperimenta.
Il racconto è fondativo per l'identità del popolo ebraico e, successivamente, del cristianesimo. Esso stabilisce la relazione speciale tra Dio e l'umanità, l'origine del male, la necessità della redenzione e la promessa di salvezza.
Fornisce un "mito delle origini" che spiega la condizione umana, la sofferenza, il lavoro, la morte, in un modo che risuona con l'esperienza di ogni individuo, al di là del tempo e dello spazio.
Molti degli elementi della Genesi (il giardino, il diluvio, la tentazione, la figura del "primo uomo") sono presenti in forme simili in mitologie di culture diverse. Questo suggerisce che attingono a un linguaggio archetipico universale che risuona con l'inconscio collettivo umano, esprimendo verità profonde sulla condizione umana.
In conclusione, considerare il racconto della Genesi come un simbolismo non ne diminuisce il valore, ma al contrario, ne rafforza la profondità e la rilevanza eterna. Permette di cogliere le verità teologiche, filosofiche ed esistenziali che intende comunicare, liberandolo dalla necessità di essere letto come un manuale scientifico o storico. È un linguaggio che parla al cuore e all'anima, non solo alla mente razionale, rivelando la natura di Dio, dell'uomo e della loro relazione.
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