Il Vangelo di Marco: Storia e Teologia

Pubblicato il 25 novembre 2025 alle ore 13:18

Il Vangelo di Marco è un testo fondamentale per comprendere le origini del Cristianesimo.

​Origine e Storia:
​Autore e Datazione
​La tradizione, risalente a Papia di Gerapoli e Ireneo di Lione, attribuisce il Vangelo a Giovanni-Marco (o semplicemente Marco), identificato come un discepolo di Pietro Apostolo e cugino di Barnaba (Atti degli Apostoli). Si ritiene che Marco abbia messo per iscritto la predicazione e gli insegnamenti di Pietro.

​Datazione
È quasi universalmente considerato il Vangelo più antico del Nuovo Testamento. La maggior parte degli studiosi lo colloca tra il 65 e il 70 d.C., un periodo drammatico subito dopo le persecuzioni di Nerone e in prossimità della distruzione del Tempio di Gerusalemme (70 d.C.), eventi a cui sembra alludere.

​Luogo di Composizione
L'ipotesi più accreditata è Roma. Questo spiegherebbe il legame con Pietro (martirizzato a Roma), i riferimenti ai lettori non ebrei (gentili) e la presenza di alcuni latinismi nel testo.

​Importanza Storica:
​Fonte per i Sinottici
Secondo la "Teoria delle Due Fonti" (la teoria sinottica più diffusa), il Vangelo di Marco fu utilizzato come fonte narrativa principale sia da Matteo che da Luca (gli altri due Vangeli Sinottici), i quali ne riprendono gran parte del contenuto e della struttura.

​Teologia e Temi Principali
​Il Vangelo di Marco è il più breve e incalzante, focalizzato più sulle azioni che sui discorsi di Gesù.

​1. La Cristologia:
Gesù, il Figlio di Dio e Messia Sofferente
​Marco esordisce con una chiara dichiarazione teologica: "Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio" (Mc 1,1).

​Il Messia Sofferente
Marco pone l'accento sul concetto di Messia sofferente. Gesù è il Cristo, ma la sua messianicità è nascosta (vedi il "segreto messianico") e passa inevitabilmente attraverso il sacrificio e la Croce. La professione di fede del centurione pagano, "Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!" (Mc 15,39), avviene solo dopo la morte in croce, non dopo un miracolo di potenza.

​Figlio dell'Uomo
Il titolo "Figlio dell'Uomo" è spesso usato per sottolineare l'umanità e la destinazione sacrificale di Gesù.

​2. Il Segreto Messianico
​Gesù ordina spesso ai demoni, ai malati guariti e persino ai suoi discepoli di non rivelare la sua identità (Messia e Figlio di Dio) o i suoi miracoli.
​Questo serve a re-interpretare la figura del Messia: Gesù vuole evitare che venga frainteso come un Messia politico/nazionale; il suo ruolo si capirà pienamente solo dopo la Passione e Risurrezione.

​3. La Fatica dei Discepoli
​A differenza di Matteo, Marco non idealizza i discepoli. Essi sono spesso presentati come lenti a capire, increduli e persino timorosi o fallimentari.
​Questo tema ha una funzione teologica: il lettore, pur riconoscendo i propri limiti, è chiamato a essere un discepolo migliore in una sequela che comporta la croce.

​4. La Teologia della Croce
​Il Vangelo culmina nella Passione, che occupa un posto sproporzionatamente grande. La morte di Gesù è il punto focale della narrazione e l'atto che rivela il vero significato della sua identità e missione ("il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti" - Mc 10,45).


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