Dottrina della Reincarnazione: La risposta definitiva del cristianesimo

Pubblicato il 16 dicembre 2025 alle ore 22:33
La credenza nella reincarnazione (o metempsicosi, cioè "trasmigrazione dell'anima") è una delle dottrine più antiche e profonde, presente in diverse grandi civiltà.
 
​Ecco una panoramica della teologia della reincarnazione nelle principali civiltà antiche
 
​Civiltà dell'India (Induismo e Buddismo Antico)
​Nelle tradizioni religiose e filosofiche indiane, la reincarnazione è un concetto centrale e quasi universale, strettamente legato a due termini fondamentali: Saṃsāra e Karma.
 
​Saṃsāra (Ciclo delle Rinascite)
È il ciclo incessante di nascita, morte e rinascita, in cui l'anima individuale (Atman nell'Induismo) rimane imprigionata. Non è visto come un premio, ma come un ciclo di sofferenza da cui bisogna liberarsi.
 
​Karma (Azione)
È la legge di causa ed effetto. Ogni azione (fisica, verbale o mentale) compiuta in una vita ne determina la qualità e la condizione dell'esistenza successiva (la prossima rinascita).
​Azioni buone portano a una rinascita in condizioni migliori (es. in una casta superiore, come un essere umano o persino come un dio).
​Azioni cattive possono portare a una rinascita in forme di vita inferiori (animali o esseri che soffrono).
 
​Mokṣa / Nirvana (Liberazione) 
L'obiettivo ultimo è la liberazione (Mokṣa nell'Induismo, Nirvana nel Buddismo) dal ciclo del Saṃsāra, che si ottiene estinguendo il debito karmico e realizzando la vera natura del sé, che si unisce all'Assoluto (Brahman nell'Induismo).
 
​Grecia Antica (Orfismo e Filosofia)
​Nella Grecia antica, la dottrina della metempsicosi fu introdotta soprattutto nell'ambito di movimenti misterici e filosofici:
 
​Orfismo
Fu uno dei primi a diffondere in Grecia la credenza nell'immortalità dell'anima e nel ciclo delle rinascite. L'anima è vista come divina e imprigionata nel corpo a causa di una colpa originaria. La liberazione si ottiene attraverso la purificazione e pratiche rituali e morali.
 
​Pitagora
È tradizionalmente accreditato di aver introdotto la metempsicosi nella filosofia greca (probabilmente influenzato da fonti egizie o orientali). Per i Pitagorici, l'anima immortale poteva trasmigrare in corpi di uomini o animali. Questa credenza era alla base del loro vegetarianismo (per non uccidere un'anima umana reincarnata in un animale).
 
​Platone
Sviluppò la dottrina, inserendola nei suoi miti (come il famoso Mito di Er nella Repubblica).
​L'anima sceglie la sua prossima vita nell'aldilà in base alla propria virtù.
​La conoscenza è reminiscenza (anámnēsis), un ricordare le verità che l'anima aveva contemplato prima di incarnarsi. L'anima si reincarna per espiare una colpa o per un necessario cammino di perfezionamento.
 
​Antico Egitto (Un'interpretazione complessa)
​La teologia egizia è focalizzata sulla sopravvivenza della persona nell'aldilà e non prevede esattamente il concetto indiano o greco di "reincarnazione" in un nuovo corpo terrestre per espiazione. Tuttavia, presenta concetti correlati.
 
​Immortalità e Giudizio
Gli Egizi credevano che, dopo la morte, il defunto affrontasse il Giudizio di Osiride (la pesatura del cuore).
​Elementi dell'Anima
La persona era composta da più elementi, tra cui:
​Ka (forza vitale, "doppio"):rimane nella tomba e ha bisogno di offerte.
​Ba (personalità, "anima-uccello"): può viaggiare tra la tomba e l'aldilà.
​Akh (spirito trasfigurato): la forma glorificata e immortale che si ottiene dopo il successo nel giudizio.
 
​Ciclo Solare
L'idea di un ciclo continuo di morte e rinascita era simboleggiata dal dio sole Ra, che moriva ogni sera per rinascere all'alba. La speranza del defunto era quella di unirsi a questo ciclo.
 
​La confusione sulla reincarnazione in Egitto deriva principalmente da Erodoto, che riferì che gli Egizi fossero i primi a sostenere la dottrina della metempsicosi (la trasmigrazione dell'anima da un corpo all'altro), ma la maggior parte degli egittologi moderni interpreta il loro credo come un percorso verso l'immortalità eterna nell'aldilà, piuttosto che un ciclo di rinascite terrene.
 
 
​Nella tradizione ebraica, la dottrina della reincarnazione non è un dogma centrale o universalmente accettato, ma è un concetto fondamentale all'interno della mistica ebraica, in particolare nella Qabbalah (Cabala).
 
​Il Concetto di Gilgul Neshamot
​Il termine ebraico per la reincarnazione è Gilgul\ Neshamot (גלגול נשמות), che significa letteralmente "rotazione/ciclo delle anime".
 
​Origine e Accettazione
 
​Non-Biblico
La reincarnazione non è menzionata esplicitamente nella Torah (i primi cinque libri della Bibbia) o nel Talmud. L'ebraismo tradizionale pone l'accento sulla Resurrezione dei Corpi alla fine dei giorni e sulla ricompensa/punizione nell'Olam HaBa (Mondo a venire).
 
​Mistica
La dottrina del Gilgul divenne prominente e fondamentale a partire dal XIII secolo all'interno della Qabbalah, in particolare nello Zohar (il testo principale della mistica ebraica) e fu poi sistematizzata in modo molto dettagliato e complesso da Rabbi Yitzchak Luria (l'Ari) nel XVI secolo.
 
​Status Attuale
Oggi, l'idea è accettata e insegnata prevalentemente nei circoli Chassidici e da gran parte dell'ebraismo Ortodosso, sebbene sia generalmente respinta dall'ebraismo Riformato e talvolta dal Conservatore.
 
​Scopo della Reincarnazione (Tikkun)
​Il Gilgul non è primariamente un ciclo senza fine come il Saṃsāra indiano, ma è un meccanismo della Misericordia Divina per permettere all'anima di completare la sua missione spirituale.
 
​Tikkun (Rettificazione)
Lo scopo principale è il Tikkun, ovvero la rettificazione. Se un'anima non riesce a compiere un particolare mitzvah (precetto) o commette un grave peccato, le viene data l'opportunità di ritornare in un altro corpo per portare a termine o correggere quell'azione.
 
​Scintille di Luce
La Cabala Lurianica parla di "scintille" (nitzotzot) dell'anima. Un'anima può essere così vasta che deve essere suddivisa in più scintille che si incarnano in corpi diversi per compiere la loro rettificazione.
 
​Meccanismi Aggiuntivi (Non solo Gilgul):
​La Qabbalah lurianica distingue il Gilgul da altri processi di trasmigrazione.
 
​Ibbur (Impregnazione)
Si verifica quando un'anima già purificata si "attacca" temporaneamente a una persona viva (spesso un giusto) per aiutarla a portare a termine una specifica missione. L'anima ospite è consapevole di questo aiuto.
 
​Dybbuk (Attaccamento)
È l'opposto dell'Ibbur; è lo spirito di una persona malvagia o irrequieta che si attacca a un corpo vivente, spesso possedendolo.
 
​Differenza con la Teologia Orientale
​Mentre il concetto di Gilgul condivide con il Karma indiano l'idea di causa-effetto e la necessità di rettificazione per le azioni passate, ci sono differenze teologiche fondamentali.
 
Trasmigrazione in forme inferiori presente nella Cabala Lurianica (l'anima può essere esiliata in animali, piante o persino oggetti in casi estremi), ma non è l'obiettivo centrale.
 
La reincarnazione nell'ebraismo non è una credenza che definisce la fede di base (come lo è in India), ma è una dottrina profonda e complessa sviluppata per spiegare come la Giustizia Divina e la Misericordia permettano a ogni anima di raggiungere la perfezione richiesta per il compimento finale.
 
​Cristianesimo e Rilevanza con la Reincarnazione
​La credenza popolare che Gesù fosse Elia o Giovanni il Battista risuscitato è un elemento interessante nel contesto della  discussione sulle credenze antiche che si basavano sulla reincarnazione. 
 
​Ritorno dei Profeti
Nel giudaismo del tempo, c'era l'attesa del ritorno (non proprio reincarnazione, ma risurrezione o trasformazione) di figure chiave come Elia, che non era morto ma era stato rapito in cielo (2 Re 2:11).
 
​Assenza di Gilgul (Ebraismo non mistico)
Le risposte popolari si concentrano sull'idea di risurrezione o ritorno profetico (come per Elia o Geremia), non sul concetto mistico di Gilgul\ Neshamot (reincarnazione) che non era ancora diffuso al di fuori dei circoli esoterici e che enfatizza la correzione di un debito karmico.
 
Nel Vangelo di Giovanni, capitolo 3,  tocca il tema della "rinascita" in un modo spirituale che si contrappone direttamente alle idee di rinascita fisica o reincarnazione.
 
​L'Incontro con Nicodemo (Giovanni 3:1-21)
​La conversazione tra Gesù e Nicodemo (un fariseo, capo dei Giudei) riguarda la possibilità di accedere al Regno di Dio.
​La Domanda di Nicodemo e la Prospettiva Fisica
​Gesù afferma:
​«In verità, in verità ti dico, se uno non nasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio.» (Giovanni 3:3)
​Nicodemo, pur essendo un uomo colto e un maestro in Israele, interpreta la frase di Gesù in modo letterale, riferendosi a una possibile rinascita fisica o reincarnazione:
​«Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre ed essere generato?» (Giovanni 3:4)
​Nicodemo si interroga sulla possibilità di una rinascita fisica (simile, in una certa misura, alla reincarnazione intesa come ritorno alla vita terrena).
 
​La Risposta di Gesù: Rinascere dall'Alto.
​Gesù chiarisce che la rinascita di cui sta parlando non è fisica, ma spirituale. La sua enfasi è sul cambiamento interiore e divino, non sul ciclo corporeo:
​«In verità, in verità ti dico, se uno non nasce d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne (inconcludenza del ciclo di reincarnazione); quel che è nato dallo Spirito è spirito.» (Giovanni 3:5-6)
 
​Punti chiave della risposta di Gesù:
​Rinascita "dall'alto" (ánōthen)
Il termine greco ánōthen ha un doppio significato: "di nuovo" (in riferimento alla domanda di Nicodemo) e, crucialmente, "dall'alto" o "da Dio". Gesù usa questo termine per elevare la discussione da un piano fisico (il grembo materno) a un piano divino e spirituale.
 
​Contrasto Carne vs. Spirito
Gesù crea un netto contrasto. La nascita terrena (carne) genera solo vita terrena e mortale (carne). Per accedere al regno di Dio, è necessaria una nuova nascita che provenga da una fonte diversa: lo Spirito Santo.
 
​Nessun Ciclo di Espiazione
A differenza della reincarnazione (che nelle filosofie orientali è un meccanismo di espiazione o rettificazione nel tempo), Gesù offre una soluzione immediata e trasformativa attraverso l'intervento divino (lo Spirito).
 
​Conclusione Teologica
​Il dialogo tra Gesù e Nicodemo segna un chiaro distacco teologico dalle filosofie che abbracciavano la reincarnazione come percorso per la purificazione dell'anima.
 
​Dalla Ripetizione alla Trasformazione
Il cristianesimo biblico rifiuta l'idea di dover ripetere la vita terrena attraverso cicli (come il Saṃsāra o il Gilgul) per perfezionarsi.
 
​Soluzione Esterna e Trascendente La purificazione e l'accesso alla vita eterna non si ottengono per meriti accumulati in vite successive (Karma), ma per un atto di grazia e di trasformazione spirituale che viene "dall'alto" attraverso la fede e lo Spirito Santo.
​È la qualità della vita (la nuova nascita spirituale), non la quantità di vite (reincarnazione), che determina l'ingresso nel Regno.
 
Significato dell'immagine: 
​L'immagine si presenta come un antico affresco o un Mandala, dominato da una grande ruota. Questo design simboleggia:
​Saṃsāra (India): La Ruota rappresenta il ciclo incessante e universale di nascita, morte e rinascita, visto come una prigione da cui liberarsi.
​Gilgul Neshamot (Ebraismo): Evoca l'idea di una "rotazione" o ciclo delle anime che devono tornare per la rettificazione (Tikkun).
​La Prigionia dell'Anima (Grecia): Il cerchio rappresenta il ciclo in cui l'anima è imprigionata nel corpo e deve espiare le colpe.
 
​Il Centro e la Liberazione (La Rottura del Ciclo)
​La Figura Trascendente (Cristo): In alto, fuori dalla Ruota e al di sopra delle nubi, si erge una figura gloriosa e luminosa. Essa rappresenta il principio trascendente e la fonte della salvezza, che non fa parte del ciclo terreno.
​La Luce e lo Spirito: Un potente raggio di luce divina (simbolo dello Spirito Santo) penetra il centro della Ruota.
​L'Iscrizione Cruciale: Al centro del raggio di luce, in caratteri greci, si legge l'iscrizione: ΓΕΝΝΗΘΗΝΑΙ ΑΝΩΘΕΝ (Gennēthēnai Anōthen), che significa "Nascere dall'Alto" o "Nascere di Nuovo" (dal Vangelo di Giovanni 3:3). Questo è l'atto di trasformazione spirituale che spezza la necessità di rimanere imprigionati nel ciclo delle rinascite fisiche per espiazione.

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