Trascendenza e Immanenza? L'Enigma della Coscienza nella Materia
L'interrogativo sulla natura di Dio, e se Egli sia un'entità Trascendente (al di là del mondo) o Immanente (dentro il mondo), non è solo una disputa teologica, ma la radice di ogni speculazione filosofica e scientifica sull'origine della realtà. Questo dilemma definisce la relazione fondamentale tra l'Essere Divino e il Cosmo.
Trascendenza: La Causa Esterna e Assoluta
La Trascendenza afferma che Dio è radicalmente "Altro" rispetto alla creazione. In teologia (soprattutto nel pensiero ebraico-cristiano classico), Dio è il Creatore che sussiste in una dimensione ontologica separata e superiore. Egli è l'Essere Perfetto e Immutabile che opera la creazione ex nihilo (dal nulla).
Nella filosofia, questa visione trova eco nel dualismo, come nell'Iperuranio platonico, dove la realtà ultima e perfetta è posta al di fuori del mondo sensibile. Tuttavia, i detrattori storici di questa posizione ne criticano l'eccessiva distanza, temendo che un Dio totalmente Trascendente diventi un "Deus Otiosus" (Dio ozioso), disinteressato alla storia umana e rendendo problematica la sua conoscibilità diretta.
Immanenza: L'Intelletto e la Sostanza Interna
L'Immanenza sostiene, al contrario, che Dio è attivamente e intimamente presente in ogni parte dell'Universo. Filosoficamente, questa concezione culmina nel Monismo di Spinoza (Deus sive Natura), dove Dio è l'unica Sostanza infinita di cui ogni cosa è un modo o un attributo. L'Immanenza rifiuta il vuoto tra Creatore e creato: Dio è la forza intrinseca che dà vita e movimento alla realtà.
Il pensatore rinascimentale Giordano Bruno è la figura chiave di questa prospettiva. Egli rigettò esplicitamente la creazione ex nihilo e affermò l'eternità dell'Universo e della materia. Per Bruno, Dio è l'Intelletto Universale (Mens insita omnibus), un'anima del mondo che risiede e si manifesta incessantemente nell'infinita materia. La critica principale mossa all'Immanenza è il rischio di Panteismo, che annullerebbe la distinzione tra Dio e il male del mondo, dissolvendo la libertà e la personalità divina. Questa prospettiva si allinea strettamente nel contesto scientifico attuale, con le ultime scoperte e teorie in campo quantistico.
La Riscoperta dell'Immanenza con la Fisica Quantistica
Alcuni fisici (come Federico Faggin, Fonte 3.3, 3.6) e filosofi moderni esplorano l'idea che la coscienza non sia solo un prodotto del cervello, ma una proprietà fondamentale dell'universo o un campo quantistico onnipresente.
La Tesi della Coscienza Fondamentale
Concetti come il Biocentrismo (Fonte 2.3) e il Panpsichismo quantistico teorizzano che la coscienza non è un sottoprodotto della materia cerebrale, ma una proprietà intrinseca e onnipervasiva dell'Universo (un "campo" o "rete di coscienza" che si connette a ogni particella) (Fonte 2.1, 2.6).
La Coscienza della Materia
Questi approcci moderni (es. Ipotetica Coscienza Quantistica, Panpsichismo, o interpretazioni del Collasso della Funzione d'Onda) suggeriscono che la coscienza non è un epifenomeno tardivo del cervello, ma una proprietà fondamentale e onnipervasiva della realtà.
L'Unità Sottostante
L'Entanglement e l'interdipendenza quantistica mostrano che a un livello profondo, l'Universo opera come una singola entità non locale.
Interpretazione Immanente
Se questa "Coscienza di fondo" o "Principio informatore" è la vera sostanza di ogni particella, essa agisce come l'Intelletto Universale di Bruno: un principio divino che è la materia, non che la trascende. Questa visione definisce meglio un universo eterno, dove Dio è la sostanza eterna stessa.
Alla luce delle speculazioni moderne che vedono la coscienza come un campo fondamentale e non come un prodotto della materia (il contrario della visione materialistica classica), l'Immanenza acquisisce una preponderanza argomentativa nel definire "Dio".
La fisica quantistica, se interpretata in termini di coscienza universale, offre il ponte per allinearsi al modello cosmologico Immanente ed Eterno di Spinoza e GiordanoBruno, facendolo prevalere nella conclusione.
Il Modello Scientifico e la Scelta Cosmologica
Il punto di rottura decisivo tra le due visioni è dato dal modello cosmologico adottato, che ha chiare implicazioni teologiche.
L'idea di Bruno si sposa unicamente con un Universo Eterno, in cui il principio divino (la coscienza) non ha bisogno di creare, ma è sempre stato la sostanza stessa della realtà.
Al contrario, la scienza moderna ha adottato il modello del Big Bang, che postula un inizio per l'Universo in un punto di singolarità. Se l'Universo ha avuto un principio temporale, è essenziale che la sua Causa Prima si collochi al di là di quel punto di inizio.
Qui emerge la contraddizione fondamentale: se la materia e lo spazio-tempo sono nati, il principio divino che li ha innescati non può essere intrinseco ad essi (non può essere l'Immanenza di Bruno, che presuppone l'eternità della materia), ma deve essere esterno e governante.
Conclusione: La Preponderanza della Trascendenza
Alla luce del modello dominante del Big Bang—l'Universo Creato—la conclusione preponderante per definire Dio deve ricadere sulla Trascendenza.
L'Immanenza e l'idea moderna di una "coscienza della materia" sono ipotesi potenti, ma che restano logicamente vincolate al concetto filosofico di Universo Eterno. Esse spiegano come l'Universo vive, ma non come è nato.
La Trascendenza, invece, offre la risposta ontologicamente più robusta alla domanda fondamentale posta dalla scienza: perché c'è un Universo anziché il nulla? Se il tempo e lo spazio hanno avuto un inizio, è necessario un Dio che li abbia trascesi—un Creatore ex nihilo che governa l'opera che ha voluto. Il modello di Universo Creato, di cui il Big Bang è l'espressione attuale, stabilisce in modo irresistibile la necessità logica di un Dio Trascendente.
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