Il Vangelo secondo Matteo è il primo dei quattro Vangeli canonici e svolge un ruolo centrale per la sua enfasi sulla Chiesa e sul collegamento tra Gesù e l'Antico Testamento.
Storia e Origine
Il Vangelo di Matteo è uno dei tre Vangeli Sinottici (insieme a Marco e Luca), così chiamati per la loro somiglianza nella struttura e nei contenuti, suggerendo una dipendenza letteraria reciproca.
Autore Tradizionale
La tradizione antica attribuisce il Vangelo all'apostolo Matteo, un pubblicano (esattore delle tasse) chiamato da Gesù (Mt 9,9).
Autore Critico
La critica moderna, basata sul fatto che Matteo utilizza gran parte del materiale di Marco, suggerisce che l'autore fosse un giudeo-cristiano colto, uno "scriba cristiano" (Mt 13,52), probabilmente non l'apostolo stesso, ma qualcuno che si rifaceva alla sua autorità o alla sua tradizione orale.
Lingua
Sebbene la tradizione, a partire da Papia di Gerapoli (II sec. d.C.), affermi che Matteo scrisse originariamente i logia (detti) in ebraico/aramaico, il Vangelo che possediamo è stato composto in greco.
Data di Composizione
La maggioranza degli studiosi colloca la stesura definitiva in greco tra il 70 e l'85 d.C. (o anche leggermente dopo), dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C. da parte dei Romani, un evento che traspare nel testo (es. Mt 22,7).
Luogo di Composizione
Molto probabilmente la Siria, con Antiochia (una grande città con una forte presenza giudeo-cristiana) come candidata principale.
Destinatari
Una comunità di giudeo-cristiani che, pur avendo accettato Gesù come Messia, era in una fase di separazione (o in conflitto) con il giudaismo rabbinico post-70 d.C. (la Sinagoga).
Teologia e Temi Principali
La teologia di Matteo è profonda e strutturata, mirando a presentare Gesù come il Messia d'Israele e il fondatore della Chiesa.
Gesù, il Messia Promesso
Matteo si impegna a dimostrare che Gesù è il compimento delle Scritture Ebraiche (Antico Testamento).
Formula di Compimento
Utilizza regolarmente la formula "Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta..." (le "citazioni di compimento").
Nuovo Mosè
Gesù è presentato come il nuovo e definitivo Mosè. Come Mosè ha dato la Legge sul Monte Sinai, così Gesù pronuncia la Nuova Legge (la "nuova giustizia") nel Discorso della Montagna (capp. 5-7).
Emanuele (Dio-con-noi)
L'opera inizia (1,23) e si conclude (28,20) con la certezza della presenza permanente di Gesù in mezzo alla sua comunità, simboleggiata dal nome Emanuele.
La Giustizia Superiore
Il Vangelo sottolinea la necessità di una giustizia che superi quella degli scribi e dei farisei (5,20). Non si tratta solo di obbedire alla legge alla lettera, ma di viverne lo spirito (la volontà del Padre) in una dimensione interiore e pratica ("Avete inteso che fu detto... io però vi dico...", Mt 5,21-48).
La Chiesa (Ekklesia)
Matteo è l'unico Evangelista ad usare il termine greco "Chiesa" (ekklēsia) in due passi chiave:
Mt 16,18: La promessa di Gesù a Pietro come "roccia" su cui edificare la sua Chiesa.
Mt 18,17: Le istruzioni per la vita e la disciplina della comunità.
La cristologia (la dottrina su Cristo) si integra nell'ecclesiologia (la dottrina sulla Chiesa): la comunità dei discepoli è il nuovo Popolo di Dio, la primizia del Regno dei Cieli.
Il Regno dei Cieli
Il tema centrale è il "Regno dei Cieli" (un'espressione giudaica che evita di nominare Dio), descritto attraverso le Parabole (c. 13) come una realtà presente ma in crescita, con un giudizio finale escatologico basato sulle opere di misericordia (Mt 25,31-46).
Influenze e Struttura
Struttura
Il Vangelo è caratterizzato da una chiara e riconoscibile struttura in cinque sezioni principali, che si alternano tra narrazione e discorsi, forse per richiamare i cinque libri del Pentateuco di Mosè.
Sezione Capitoli Argomento Principale
I 3-7 Il Discorso della Montagna (La Nuova Legge)
II 8-10 Il Discorso Missionario (La missione dei Dodici)
III 11-13 Il Discorso in Parabole (Il mistero del Regno)
IV 14-18 Il Discorso Comunitario/Ecclesiale (La vita nella Chiesa)
V 19-25 Il Discorso Escatologico (L'avvento finale del Regno e il Giudizio)
A queste si aggiungono la narrazione iniziale dell'Infanzia (capp. 1-2) e il racconto finale della Passione e Risurrezione (capp. 26-28).
Influenze
Antico Testamento/Giudaismo: L'influenza è massiccia. Matteo usa lo schema dell'AT per interpretare Gesù e la sua missione, con citazioni, allusioni e l'impostazione di Gesù come il Nuovo Mosè. L'opera è il ponte tra l'Antica e la Nuova Alleanza.
Vangelo di Marco
La Teoria delle Due Fonti (la più accettata in ambito critico) ritiene che Matteo abbia utilizzato il Vangelo di Marco come scheletro narrativo.
Fonte Q
Si presume che Matteo, insieme a Luca, abbia attinto a una fonte ipotetica non pervenuta (chiamata Quelle o Fonte Q) contenente principalmente una raccolta di detti (logia) di Gesù, da cui provengono gran parte degli insegnamenti presenti, come il Discorso della Montagna.
Influenza successiva
Fin dai primi secoli, il Vangelo di Matteo ha goduto di una popolarità e un'influenza immense. La sua chiarezza strutturale, l'enfasi sul legame con l'AT e le sue istruzioni ecclesiali lo hanno reso il Vangelo fondamentale per la liturgia e la catechesi della Chiesa primitiva.
Il Legame con il "Matteo Ebraico"
La connessione si basa sulla testimonianza di alcuni Padri della Chiesa, in particolare San Girolamo (IV-V sec. d.C.).
Il Testo Aramaico/Ebraico
La tradizione antica, risalente a Papia di Gerapoli (II sec. d.C.), affermava che l'apostolo Matteo scrisse originariamente i logia (detti) di Gesù in "lingua ebraica" (probabilmente aramaico). Questo ipotetico testo originale è spesso chiamato "proto-Matteo" o "Matteo Ebraico".
Il Vangelo degli Ebioniti
San Girolamo riporta che il Vangelo usato dai Nazarei e dagli Ebioniti era da molti considerato come il "Matteo autentico" (Matthaeum autenticum), che lui stesso aveva tradotto dall'ebraico al greco. Ciò suggerisce che questi gruppi giudeo-cristiani ritenevano di possedere la versione più fedele o originale del testo di Matteo, presumibilmente derivata dalla sua presunta stesura in aramaico.
Alterazione del Testo
Nonostante la presunta origine comune, il Vangelo degli Ebioniti non era identico al Vangelo di Matteo canonico che leggiamo in greco. Epifanio di Salamina (IV sec. d.C.) afferma che gli Ebioniti usavano un Vangelo "secondo Matteo" che era "alterato e mutilato", in quanto avevano rimosso i passaggi che contraddicevano la loro dottrina.
La Teologia Ebionita e le Modifiche al Vangelo
Gli Ebioniti (dal termine ebraico ebhyonīm, "poveri") erano una setta giudeo-cristiana del I-III secolo d.C. le cui modifiche al Vangelo di Matteo erano motivate da precise posizioni teologiche.
Dottrina Ebionita
Adozionismo Cristologico
Gesù era considerato un uomo nato in modo naturale (dal seme di Giuseppe) e non il Figlio di Dio fin dal concepimento; divenne Messia e Figlio di Dio "adottivo" solo al momento del Battesimo. L'intera narrazione dell'Infanzia di Gesù (capitoli 1 e 2 di Matteo), comprese la genealogia che lo collega a Davide e il concepimento virginale per opera dello Spirito Santo. Il loro Vangelo iniziava direttamente con l'attività di Giovanni Battista.
Osservanza Rigida della Legge
Sostenevano l'osservanza scrupolosa della Legge Mosaica (purificata da "falsificazioni") ed erano vegetariani. Rifiutavano l'Apostolo Paolo, considerandolo un apostata della Legge. Materiale che poteva suggerire il superamento o l'abolizione della Legge (sebbene il Matteo canonico mantenga un forte legame con la Torah).
Il Vangelo di Matteo canonico (nella sua redazione greca) potrebbe aver attinto a un materiale proto-matteano (forse gli logia) che era anche alla base dei Vangeli Giudeo-Cristiani. Tuttavia, gli Ebioniti presero un testo "secondo Matteo" e lo modellarono (alterarono e mutilarono) per adattarlo alla loro dottrina, creando il loro specifico Vangelo degli Ebioniti (spesso confuso con il Vangelo degli Ebrei).
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