Quando Alessandro Magno si ritrovò nelle profezie di Daniele

Pubblicato il 19 gennaio 2026 alle ore 13:54

Quando Alessandro Magno si ritrovò nelle profezie di Daniele

Il racconto deibfatti narrati, si ritrova nelle Antichità Giudaiche di Giuseppe Flavio (Libro XI, cap. 8), è costruito come un vero e proprio dramma epico, ricco di dettagli visivi e colpi di scena. È una narrazione che mira a mostrare come la grandezza di un conquistatore possa inchinarsi solo davanti alla maestà divina.

​Il clima di terrore
​Dopo aver raso al suolo Tiro e conquistato Gaza, Alessandro puntò dritto verso Gerusalemme. Il Sommo Sacerdote Iaddo era terrorizzato: aveva rifiutato di rompere l'alleanza con il re persiano Dario III per appoggiare Alessandro, e ora il "nuovo signore dell'Asia" arrivava per punire la città. Iaddo ordinò al popolo di offrire sacrifici e preghiere.

​Il sogno e la processione
​Flavio narra che Dio apparve in sogno a Iaddo, rassicurandolo: doveva addobbare la città, aprire le porte e accogliere il conquistatore con una processione solenne.

Quando Alessandro arrivò alla località di Sapha (che significa "vedetta", da cui si scorgeva Gerusalemme e il Tempio), non trovò un esercito, ma una distesa di bianco.

​In testa il Sommo Sacerdote in abiti di porpora e scarlatto, con il diadema d'oro sulla testa dove era inciso il Tetragramma biblico (il nome di Dio).
​Seguivano i sacerdoti in lino finissimo.
​Infine una moltitudine di cittadini vestiti di bianco.

​L'inchino inaspettato
​Tra lo stupore dei generali macedoni — in particolare di Parmenione, che pensava il re fosse impazzito — Alessandro, invece di dare l'ordine di attacco, si fece avanti da solo e si prostrò davanti al nome di Dio.

​Quando Parmenione gli chiese perché avesse reso tale onore a un sacerdote, Alessandro rispose:
​"Non ho adorato lui, ma il Dio di cui egli ha l'onore di essere Sommo Sacerdote. In sogno, a Dium in Macedonia, vidi questa stessa figura che mi esortava a passare in Asia e mi prometteva la vittoria sui Persiani."

​L'ingresso nel Tempio e la Profezia
​Alessandro entrò in città come un ospite d'onore. Salì al Tempio e offrì sacrifici secondo le indicazioni del sacerdote. Fu in quel momento che gli fu mostrato il rotolo di Daniele.

​Gli ebrei gli indicarono i passi (presumibilmente Daniele 7:6 o 8:3-8, 20-22) che parlavano di:
"​Il montone e il capro". Un capro proveniente dall'occidente che abbatte il montone a due corna (simbolo della Media e della Persia).
"​Il leopardo alato": Un animale velocissimo con quattro teste, simbolo della rapidità della conquista greca.

​Alessandro, leggendo che un Greco avrebbe abbattuto l'Impero Persiano, si convinse definitivamente di essere lui l'uomo scelto dal destino.

​I privilegi concessi
​Invece di saccheggiare la città, Alessandro chiese agli ebrei cosa desiderassero. Iaddo ottenne, ​il diritto di vivere secondo le leggi dei padri.
​L'esenzione dai tributi ogni settimo anno (l'anno sabbatico, in cui la terra non veniva coltivata).
​La stessa libertà per gli ebrei che vivevano a Babilonia e in Media.

​Curiosità: "Alessandro" come nome proprio
​Secondo la tradizione talmudica, in onore di questo incontro amichevole, i sacerdoti stabilirono che tutti i figli maschi nati in quell'anno tra i sacerdoti sarebbero stati chiamati Alessandro. Ecco perché, ancora oggi, "Alexander" è un nome comune e accettato nella tradizione ebraica, pur essendo di origine greca.

Le Critiche: Perché il racconto è ritenuto leggendario
​La maggior parte degli storici moderni guarda a questo episodio con forte scetticismo per diverse ragioni tecniche.

​Il silenzio delle fonti greche
Gli storici al seguito di Alessandro (come Tolomeo o Aristobulo) e i biografi successivi (Arriano, Curzio Rufo, Plutarco) non menzionano mai Gerusalemme. Descrivono la marcia da Tiro a Gaza e poi direttamente verso l'Egitto.

​Anacronismo del Libro di Daniele
La critica biblica moderna data la stesura finale di Daniele al 165 a.C. (epoca dei Maccabei), circa 170 anni dopo il passaggio di Alessandro. È quindi impossibile che Alessandro abbia letto il libro così come lo conosciamo oggi.

​Il "Topos" del sogno
Il tema del conquistatore che si inchina davanti a una divinità straniera perché l'ha vista in sogno è un modulo narrativo comune nell'antichità (serve a legittimare il sovrano agli occhi del popolo conquistato).

​Incongruenze cronologiche Giuseppe Flavio colloca l'incontro con il sommo sacerdote Iaddo in un periodo che mal si concilia con le liste dei sacerdoti di altre fonti (come Neemia).

​Gli elementi di verità
​Non tutto è necessariamente inventato. Esistono motivi per credere che, sebbene l'incontro teatrale possa essere una leggenda, il sostrato politico sia reale.

​La sottomissione pacifica
È storicamente certo che la Giudea passò sotto il controllo macedone senza battaglie. Mentre Tiro e Gaza fecero una resistenza eroica e furono distrutte, Gerusalemme rimase intatta. Questo suggerisce che ci fu un accordo diplomatico o una resa formale.

​Privilegi fiscali
Alessandro era noto per essere un pragmatico. Concedere l'esenzione dalle tasse durante l'anno sabbatico era una mossa intelligente per assicurarsi la fedeltà di una regione strategica (cuscinetto verso l'Egitto) senza dover lasciare guarnigioni pesanti.

​L'itinerario
Anche se non menzionata esplicitamente, Gerusalemme si trovava a breve distanza dalla via costiera che Alessandro stava percorrendo. È plausibile che una delegazione ebraica lo abbia incontrato lungo la strada o che un distaccamento macedone sia entrato in città.


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