La Frattura del Cosmo
L’Origine del Peccato e lo Strappo nell’Ordine Universale (Parte 1)
Il concetto di peccato (dal latino peccare, "sbagliare", "mancare il bersaglio") non nasce come un semplice errore morale, ma come una ferita ontologica. È l’atto con cui l’uomo smette di essere in armonia con il tutto, frantumando lo specchio della realtà.
L’Equilibrio Violato: Le Religioni Antiche
Nelle civiltà politeiste, il peccato era la rottura di un ordine sacro e cosmico, una forza che scatenava il caos.
Antico Egitto e la Ma'at: La Ma'at non era solo una divinità, ma il respiro stesso dell'universo: verità, giustizia ed equilibrio. La trasgressione era la minaccia alla Ma'at, un atto che richiamava l’Isfet (il Caos). Nel tribunale di Osiride, il cuore del defunto veniva pesato contro la piuma della Ma'at: peccare significava rendere il proprio cuore così pesante da non poter più vibrare con l'ordine del mondo.
Antica Grecia: Hybris e Miasma
Qui il peccato era Hybris (tracotanza), il folle tentativo dell'uomo di scavalcare i propri limiti per sfidare gli dèi. Questo atto non restava impunito: attirava la Nèmesi, la forza divina che ripristina l'equilibrio. Il peccato generava inoltre il Miasma, una contaminazione rituale invisibile che infettava non solo il reo, ma l'intera città, richiedendo riti di purificazione pubblici per lavare l'impurità che sporcava il tessuto sociale.
Mesopotamia
Con termini come Eghelu (errore) o Arnu (colpa), il peccato era il fallimento nei doveri verso gli dèi o verso le leggi di pietra (come il Codice di Hammurabi). Era una mancanza che si manifestava in presagi negativi o malattie, segni tangibili di un disaccordo con le potenze invisibili.
Il Crollo della Statua: Genesi ed Esegesi Ebraica
Con l’Ebraismo, il dramma si sposta sul piano dell’Alleanza (B'rith). Il libro della Genesi descrive il peccato originale come la pretesa di essere "misura di se stessi", spezzando il legame con l’Unico. L’esegesi ebraica scava nelle sfumature di questa caduta attraverso tre termini potenti:
Ḥet (חֵטְא): "Mancare il bersaglio". L'errore involontario, la mira distorta di chi ha perso la direzione originale.
Avon (עָוֹן): "Perversione o tortuosità". L'azione volontaria che deforma l'anima. È la colpa che "curva" l'uomo, pesando sulle generazioni successive.
Pesha (פֶּשַׁע): "Ribellione". La trasgressione consapevole e ostinata, l'atto di chi decide di strappare il contratto dell'Alleanza.
L’uomo vive la tensione tra lo Yetzar Ha-Tov (l'inclinazione buona) e lo Yetzar Ha-Ra (l'inclinazione cattiva). Quest'ultimo non è una condanna totale, ma un impulso egoistico e aggressivo (concupiscenza) che, se non dominato, trasforma il custode del giardino in un disertore.
La Legge come Argine
In risposta a questa mancanza intrinseca, nasce la Legge. Essa non è la cura, ma la rivelazione del limite. Come gridava San Paolo: "Non avrei conosciuto il peccato se non per mezzo della legge". La legge fornisce il meccanismo di controllo e correzione per gestire le conseguenze del caos umano e tentare di raddrizzare la via.
Aggiungi commento
Commenti