Per oltre duecentomila anni, durante l’epoca del Pleistocene, l’umanità ha vissuto in quello che si può definire un "eterno presente". In questo immenso arco temporale, l'Homo Sapiens non appariva come un dominatore, ma come un partecipante silenzioso dell'ordine naturale. L’essere umano era parte integrante e largamente dipendente dagli equilibri e dai ritmi della natura: un "animale" tra gli altri, sebbene dotato di capacità cognitive uniche, la cui esistenza era simbiotica, incosciente e del tutto irrilevante nei riguardi della storia globale.
Questa condizione di equilibrio si spezzò circa 11.700 anni fa con l’inizio dell’Olocene, il periodo che segna la fine dell’ultima glaciazione e una frattura profonda nel rapporto tra l'uomo e il cosmo.
Con la rivoluzione neolitica, emerge in modo marcato il "mondo dell’uomo". Se prima l'umanità era immersa nel mondo, da questo momento inizia a "fare" il mondo, a costruirlo e a imprimervi la propria impronta indelebile. Ha inizio così una storia di interazione e, spesso, di conflitto tra le costruzioni umane e i limiti invalicabili del sistema naturale.
In questa precisa cornice storica e biologica si colloca, secondo una corretta interpretazione delle Sacre Scritture, il racconto del Libro della Genesi.
L’esegesi ebraica rivela infatti che Adamo (אָדָם - ’Adām) non nasce come nome proprio di un singolo individuo, ma come un sostantivo collettivo che rappresenta l’intera specie. Il termine deriva da ’Adāmāh, ovvero "terra" o "suolo": Adamo è il "Terrestre", la creatura tratta dalla polvere. Il testo biblico (Genesi 1,26-27) è esplicito nell’usare l’articolo (ha-’Adām) e nel passare immediatamente al plurale: "Dio creò l'uomo a sua immagine... maschio e femmina li creò". Non si parla di un singolo maschio, ma dell'Umanità intera che riceve l'immagine divina.
Adamo rappresenta dunque l’umanità precedente alla caduta, ovvero precedente a quell’emancipazione violenta dal contesto naturale di cacciatori e raccoglitori. Qui la ricerca storica e il racconto simbolico si intrecciano: le prime società di agricoltori e allevatori, personificate nelle figure di Caino e Abele, appartenevano a quei gruppi che decisero di abbandonare lo status naturale.
Il Libro della Genesi non appare quindi come una mera costruzione mitologica, ma come un filone allegorico e narrativo della storia umana che trova pieno credito attraverso la sua corretta interpretazione. Gli antichi non creavano narrazioni senza inserire al loro interno elementi di verità; al contrario, utilizzavano il simbolo come veicolo per tramandare informazioni cruciali sulla nostra origine e sulla natura della nostra separazione dall'ordine originario.
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