Il Culto della Madre e la Trasformazione di Eva
Il passaggio dal Paleolitico al Neolitico (ca. 10.000 a.C.) segna l'apogeo del culto della Dea Madre. Le celebri "Veneri", dalle forme esagerate, non erano semplici idoli, ma veicoli di una realtà sacra: la fertilità antropomorfa e agricola. In culture come quella sumera (Inanna), egizia (Iside) o induista (Devi), la Dea incarna la ciclicità di vita, morte e rinascita, agendo come forza autonoma e primordiale.
Essa è un archetipo che si ritrova in molte culture, compresa l'Eva Biblica.
Ma nel racconto biblico si opera una rottura radicale con il mondo arcaico. Nelle cosmogonie precedenti, la figura femminile era una Potenza assoluta, una divinità generatrice che non rispondeva a nessuno se non al ciclo della natura. La Genesi spoglia Eva di questa sovranità mitica per calarla nella storia.
La Spoliazione dei Valori Universali
Nel testo biblico, Eva subisce un sistematico ridimensionamento dei suoi attributi divini.
Eva non è più la "Madre Terra" che partorisce autonomamente il mondo.
La fecondità, che prima era una forza magica e inarrestabile, viene ora mediata dal rapporto con l'altro e subordinata al volere del Creatore.
Il ribaltamento più profondo avviene nel corpo. Il parto, che nei culti della Dea Madre era l'estasi della creazione, nella Genesi diventa il luogo del dolore. Questa sofferenza segna l'ingresso nella finitudine: la vita non fluisce più senza sforzo, ma è conquistata attraverso il sacrificio e il limite.
La teologia sottolinea che, a causa della frattura originale (la scelta di conoscere), l'armonia tra i sessi si incrina: la sottomissione e la gerarchia non sono il progetto originario di Dio, ma la conseguenza del distacco dall'Unità.
Il serpente è strettamente legato alla femminilità ed è emblema di rigenerazione (muta della pelle), saggezza ctonia e immortalità. Era un mediatore sacro tra i mondi.
La Genesi demonizza il rettile, trasformandolo in ingannatore, poiché la conoscenza che offre non è più illuminazione, ma causa della separazione tra uomo e Dio.
La figura di Eva non è una semplice evoluzione delle statuette neolitiche, ma la loro antitesi teologica. La Bibbia non ha cancellato i simboli ancestrali, ma li ha "svuotati" e risignificati, trasformando un'antica alleanza di potere (vita e conoscenza) in una cronaca di caduta, conservando però quel nome — Eva — che ancora sussurra l'antico legame con la sorgente della vita.
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