Emunah: La Fede

Pubblicato il 28 febbraio 2026 alle ore 21:57

Nel linguaggio comune, oggi diciamo "aver fede" come sinonimo di "supporre". È un atto mentale, fragile, che vacilla al primo soffio di vento. È il rifugio di chi non vede e spera che qualcosa ci sia. Ma questa non è la fede degli antichi; questa è un'ombra di ciò che è concreto.

​A differenza della filosofia occidentale, dove la fede è spesso contrapposta alla ragione, nell'Antico Testamento la 'Emunah è una proprietà relazionale.

​La ’Emunah è la fedeltà di Dio al Suo patto. È la Sua immutabilità operativa. Dio è "Roccia" (Tsur) proprio perché possiede la massima ’Emunah.

​Per l'uomo, avere ’Emunah non significa "credere che Dio esista", ma "dimorare nella stabilità di Dio". È un atto di abbandono attivo (cfr. Isaia 7,9: "Se non crederete — ta’aminu — non resterete saldi — te’amenu").
Qui l'esegesi evidenzia un gioco di parole teologico: la sussistenza dell'uomo dipende dal suo innesto nella fermezza divina.

Il sostantivo femminile ’Emunah deriva dalla radice trilatera ’MN (א-מ-ן), la cui area semantica fondamentale non è legata all'assenso intellettuale (tipico del credo latino o del pisteuo greco ellenistico), ma alla stabilità fisica e ontologica.

Nel concreto, la radice esprime il concetto di "stare saldi", "essere fermi" o "sostenere". Da questa radice derivano:

​’Amān: il verbo al nifal significa "essere reso saldo", "essere affidabile".

​’Amēn: avverbio di conferma liturgica e giuridica.

​’Omen: l'educatore o il tutore, colui che sostiene e offre stabilità al fanciullo.

Il concetto di "conoscenza" (Da’at, dalla radice Yada י-ד-ע) completa il quadro esegetico.

In ebraico, il verbo Yada (conoscere) non indica un sapere intellettuale (come il gnosko greco inteso in senso speculativo), ma un'unione profonda.

​"Adamo conobbe (Yada) Eva, sua moglie" (Genesi 4,1).

La conoscenza biblica non è speculativa, ma esperienziale e trasformativa: Si definisce come conoscenza per partecipazione.

​Conoscere Dio significa entrare in una comunione di intenti e di vita.
​La ’Emunah è la condizione dinamica di questa conoscenza: è la costanza del restare uniti a ciò che si è conosciuto.

Non c'è ’emunah senza Da’at, perché non si può poggiare il proprio peso su ciò che non si è esperito intimamente.


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