All'origine di ogni cosa non vi è il movimento, ma l'Essere. In termini filosofici, l'essere "È" in una pienezza autosufficiente. Questa condizione può essere immaginata come una stasi eterna, un istante infinito senza tempo, dove non esiste mancanza, bisogno o desiderio. Dio, l'Ingenerato, non è soggetto alla "fame" delle creature; la sua perfezione non richiede integrazioni esterne.
Il Logos: Il Progetto dell'Uscita
Il passaggio dalla stasi all'operatività avviene attraverso l'azione, il Logos. Se l'Essere è l'immobilità della sorgente, il Logos è la Ragione che "immagina" l'azione.
La Ragione (Pensiero): È l'architettura interna della Creazione.
La Parola (Espressione): È il comando che rompe il silenzio dell'eterno.
Il Logos (Ragione) è il "Generato dall'Ingenerato": non è una creatura, ma la manifestazione stessa di Dio che si volge verso il "fuori". È il ponte necessario affinché l'infinito possa comunicare con il finito.
L’Atto di Amore come Espansione (Caritas est)
Perché l'Essere dovrebbe uscire dalla sua stasi se non ha bisogni? La risposta risiede nella definizione teologica stessa di Dio: Deus Caritas Est.
L'amore non è una reazione a una mancanza, ma una sovrabbondanza. L'espansione non è una necessità logica, ma un atto di pura libertà. Dio esce dall'eternità non perché deve, ma perché la sua pienezza è tale da voler generare altro da sé per amarlo. Il tempo, dunque, nasce "prima di tutti i secoli" come lo spazio concesso alla creatura per esistere di fronte al Creatore.
Il Logos rimarrebbe un'idea astratta; senza il Logos, l'azione sarebbe un impulso cieco. L'opera è dunque la testimonianza visibile dell'amore invisibile.
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