Il Dio che si fa Udire

Pubblicato il 16 maggio 2026 alle ore 22:54

 

​Nel testo di Bereshit (Genesi) 3,8, leggiamo che l'uomo e la donna udirono il Qol (passo) di Dio che "passeggiava" (Mit’hallek) nel giardino. Nell'esegesi ebraica, il Qol non è solo un rumore acustico, ma è il Dabar: la Parola che è azione, l’evento che scuote la realtà.

 

​Perché Dio si fa udire prima di farsi vedere?

Il Creatore, nella Sua infinita Tzimtzum (autolimitazione per lasciar spazio all'uomo), non irrompe per annientare il peccatore. Il Suo "passo" è una pedagogia del rispetto. Dio "fa rumore" per avvertire della Sua presenza, dando all'uomo la possibilità di scuotersi dal sonno della morte (l'apatia spirituale) e di uscire volontariamente dal proprio nascondiglio. Il passo è l'invito a ripristinare la trasparenza perduta.

 

​Ayekka: La Geometria dell'Anima

​Quando Dio chiama: "Ayekka?" (Dove sei?), la domanda non riguarda la latitudine del corpo di Adamo. Il Rabbi Shneur Zalman di Liadi spiegava che questa domanda risuona per ogni uomo in ogni tempo.

​Il significato profondo: "In quale punto della tua missione ti trovi?".

 

​Adamo risponde di essersi nascosto perché nudo. Ma l'esegesi ci insegna che non fuggiva da Dio, ma dalla propria essenza. L'uomo, frammentato dal "veleno del serpente" (la menzogna del sistema), non sopporta più la visione di se stesso. Le foglie di fico sono le nostre distrazioni quotidiane, le menzogne con cui copriamo il nostro spirito.

 

​In Genesi: L'uomo ode il passo e fugge verso l'esterno, verso l'illusione della materia.

​In Apocalisse 3,20: L'uomo deve udire il bussare e aprire verso l'interno, verso la camera nuziale del cuore.

​Il Qol (La Voce-Evento), Il Dio che si fa udire riverbera nei cuori degli uomini per scuotersi e svestirsi dalle foglie di fico e ritornare trasparenti e in relazione con Dio.

 

​La "Cena" promessa a chi apre la porta è il ritorno al banchetto del Giardino, dove il cibo non è più distrazione, ma assimilazione della Divinità (il Dabar che nutre).

 

Mangiare con Dio significa ricomporre la frammentarietà dell'essere e tornare all'Uno.


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