Gesù cammina sulle acque

Pubblicato il 28 giugno 2026 alle ore 07:46

Quando Gesù cammina sul mare di Galilea — che nell'immaginario biblico ed esoterico antico non è un semplice specchio d'acqua, ma il Tehom (l'abisso), il regno di Tiamat (il caos primordiale), la dimora del Leviatano e del drago dell'Apocalisse — compie un gesto preciso, quasi paradossale, registrato dal Vangelo di Marco che svela la Sua identità geometrica e teologica.

 

​Il testo greco di Marco 6,48 dice che, vedendo i discepoli affannarsi nel mare in tempesta, Gesù andò verso di loro camminando sul mare e «voleva oltrepassarli» (ἤθελεν παρελθεῖν αὐτούς - ēthelen parelthein autous).

​Questo "oltrepassare", questo passare oltre, non è un atto di indifferenza. È il gesto teofanico per eccellenza: il "Passaggio" di Yahweh.

 

​Il Gesto del "Passare Oltre" (Parerchomai)

​Nella Scrittura, quando Dio si manifesta per dominare il caos e mostrare la Sua gloria, Egli "passa oltre". È lo stesso verbo usato nella versione greca dell'Antico Testamento (la Settanta) per i momenti più alti della rivelazione:

​A Mosè sulla roccia: Quando Mosè chiede di vedere la gloria di Dio, il Signore risponde: «Mentre passerà (parerchomai) la mia gloria, io ti metterò nella cavità della rupe» (Esodo 33,22).

 

​A Elia sul monte: «Ed ecco, il Signore passò (parerchomai)» prima del sussurro di vento leggero (1 Re 19,11).

​Camminando sul Tehom, sul dorso del drago che terrorizza l'uomo, Gesù non sta semplicemente facendo un miracolo di galleggiamento. Sta calpestando la testa del serpente antico, sottomettendo l'abisso sotto i suoi piedi (la geometria del Logos che ordina il caos), e mentre lo fa, compie il gesto del Padre: passa oltre per farsi riconoscere come l'"IO SONO".

 

​La Parola che squarcia l'Abisso: Egō Eimi

​Immediatamente dopo il gesto di passare oltre, i discepoli gridano terrorizzati credendo sia un fantasma, Gesù esclama:

​«Coraggio, Sono Io (Egō eimi), non abbiate paura!» (Marco 6,50)

​Quel Egō eimi non significa banalmente "sono Gesù". È il Nome Divino rivelato nel roveto ardente. Sul piano geometrico e spirituale, Gesù sta tracciando una retta d'ordine sopra l'orizzontalità ondulatoria e caotica del mare.

 L'abisso (Tehom) cerca di inghiottire la barca (la stabilità dell'uomo, la Chiesa), ma il Logos cammina sopra il caos senza esserne toccato.

 

​Il secondo gesto: Stendere la mano (Matteo 14,31)

​Se Marco si focalizza sul gesto del passare oltre come manifestazione del Logos, Matteo aggiunge il gesto simmetrico della salvezza applicata all'uomo: Gesù stende la mano e afferra Pietro che sta affondando.

​Quando l'uomo (rappresentato da Pietro) distoglie lo sguardo dal Logos e si fa dominare dalla paura del drago, perde la propria verticalità e inizia ad essere digerito dall'abisso. Il gesto di Gesù di stendere la mano (exeteinen tēn cheira) è l'esatto recupero antropologico:

​È il braccio teso dell'Esodo che trae Israele fuori dalle Grandi Acque.

​È l'atto di spezzare il velo della menzogna e della distrazione che ci fa affondare.

​In sintesi, davanti al mare-abisso Gesù fa il gesto di dominare passando oltre come Dio, e di stendere la mano come Fratello per raddrizzare l'uomo caduto, riportandolo alla stabilità del centro, esattamente come la linea verticale di Set interruppe il caos di Caino.


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